L’ultima lezione di Piero Angela: una vita ben spesa

Francesco Verdoliva,  
Quello che ha legato il più grande divulgatore della televisione italiana a intere generazioni di spettatori è stato un rapporto di fiducia, di trasmissione di autentico amore per la scienza e il sapere

L’ultima lezione di Piero Angela: una vita ben spesa

1969. Cape Kennedy, Florida. Oriana Fallaci sferruzza un maglione. Sarà per un astronauta del quale si è invaghita. Chiede a Piero Angela se può misurarlo, deve capire se c’è con le misure. I tempi d’attesa del lancio della navicella sono lunghi, in qualche modo il tempo ha da passare. Ma qui si fa la storia, perché alcuni dei più grandi giornalisti italiani sono riuniti per raccontare all’Italia intera, incollata alla tv, l’epopea della mitica impresa spaziale Apollo. Piero Angela segue tutte le missioni, dall’Apollo 7 all’Apollo 12, facendo per un anno da spola tra Houston, Cape Kennedy e Roma. Ma la missione che gli cambia la vita è l’Apollo 11, quando il 20 luglio 1969 Neil Armstrong mette piede sulla superficie lunare ed esordisce: «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità». Tutto il mondo tira un sospiro di sollievo, meno l’Urss. È il primo uomo sulla Luna. Piero Angela è al Central Park, a documentare per la maratona no-stop Rai, circa 25 ore, la folla di newyorkesi festante che segue l’evento in delirio sul maxi-schermo. Questo è il momento che gli cambia la vita e, in qualche modo, anche alla tv di stato. Perché per la prima volta Angela, tornato in Italia, sente la necessità di dedicarsi alla divulgazione scientifica e lasciare il telegiornale sul Secondo Canale. Lì, alla Nasa, ci sono diversi centri di studio e in ognuno di questi si fanno ricerche di base, come l’esobiologia che studia l’esistenza della vita extraterrestre. Uno studio che nasce, in realtà, dalla necessità di disinfettare le navicelle che fanno rientro sulla terra dallo spazio. Ma Piero Angela, mosso da una grande curiosità nel dare risposte alle grandi domande che si ponevano i grandi filosofi del passato, decide di affidarsi al racconto della scienza. Capisce cosa vuole fare da grande, anche se ha già 40 anni suonati.

“Quark” e gli infiniti spinoff che ne conseguono lo consegnano al grande pubblico dal 1981, anche se già da qualche anno appare in sporadiche trasmissioni di divulgazione scientifica. «Il compito è educare gli italiani» afferma, e sul perché già da quelle prime trasmissioni embrionali decida di usare come sigla l’Aria sulla quarta corda di Bach ricorda «le sigle di allora erano tutte trionfanti, mentre io volevo dire “calma, distendetevi”». Così è il primo a portare in Italia i documentari della BBC, i disegni di Bruno Bozzetto per esemplificare concetti complicati per il grande pubblico, la grafica 3d che lo porta a fare tour nel corpo umano. Un format che acquistano ben 40 paesi, un Angela doppiato in tutte le lingue del mondo e che tiene compagnia per circa 7 stagioni televisive. Dal 1995 “Quark” diventa poi la versione estesa “Superquark”, andata in onda fino allo scorso 24 agosto, dando vita a circa 339 puntate per 29 edizioni. Uomo da infiniti viaggi, piemontese doc dalla nascita, nato nella Torino del ‘28, con tante analogie che lo legano al padre. Carlo Angela, uomo antifascista che poi sarà insignito del riconoscimento di Giusto tra le nazioni per aver aiutato centinaia di ebrei durante le persecuzioni razziali, insegna al figlio a stare sempre un passo indietro e viaggia molto tra la Francia, il Congo e l’Inghilterra. Ma a colpire è il piccolo programma radiofonico di divulgazione medica di cui è ideatore che ha tracciato l’eredità prima per Piero e poi per Alberto.

Proprio Alberto, ultimo divulgatore della famiglia e degno erede del padre, del nonno, nel giorno del commiato ha ricordato suo padre affermando: «Ho avuto la sensazione di aver avuto in casa Leonardo: una mente eclettica, capace di dare sempre la risposta giusta, in qualunque settore. Aveva una capacità di sintesi e di analisi che metteva tutti d’accordo». Tant’è vero che nonostante i suoi 90 anni e oltre, Piero Angela ha sempre dimostrato di essere un uomo capace di stare nel suo presente. Più di una volta ha ricordato riguardo il cambiamento climatico di come lui ne parlasse già negli anni ‘70: «Da anni gli esperti denunciavano questo pericolo, significa che non è cambiato molto. Le parole bisogna trasformarle in azioni. Oggi questi bambini sono curati e accarezzati, ma saranno allo sbando se l’innalzamento delle temperature porterà gravi conseguenze ». Ma Angela ha sfidato anche diversi tabù: nel 1988 in uno spot a reti unificate spiega il corretto utilizzo del preservativo. O nell’ottobre 2021 nel salotto di Fazio dove, mentre l’Italia si contorceva sul dibattito del Ddl Zan, ha ribadito: «Spesso viene vista l’omosessualità come un rapporto fisico, contro natura. Ma in realtà le coppie omosessuali fanno lo stesso percorso. Hanno sentimenti, amori, passioni esattamente come le coppie eterosessuali. Bisogna capirlo bene». E ogni qualvolta gli sia stato chiesto un suo parere sul futuro dei giovani, non si è mai sottratto dal ricordare: «I giovani avranno un futuro non facile, perché tutto cambia troppo velocemente. Poi dobbiamo fare i conti con un mondo diverso, fatto di vecchi, immigrati e pochi bambini. Il dramma della longevità è che va di pari passo con la denatalità. Noi dobbiamo rendere consapevoli i giovani di questi problemi, a cominciare da quello demografico di cui si parla troppo poco».

Ma i suoi insegnamenti non andranno persi, anche il figlio Alberto ne è sicuro: «Continuerà a vivere in tutti quei ragazzi che hanno la speranza per il futuro e che cercano l’eccellenza. In tutti i ricercatori che malgrado le difficoltà cercano di andare a meta. In tutte le persone che cercano di unire e non disunire, che cercano la curiosità e la bellezza della natura, che cercano di assaporare la vita».

Perchè ciò che ha legato Piero Angela a intere generazioni, è stato un vero e proprio rapporto di fiducia, di trasmissione di amore per la scienza. Una vera e propria attitudine alla vita. Per i più giovani un faro nel buio televisivo degli ultimi tempi. E lui, ne è stato consapevole fino alla fine. Pare che negli ultimi tempi amasse ripetersi: «Sì come un giorno ben speso da’ lieto dormire, così una vita ben spesa da’ lieto morire».

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