Alberto Dortucci

Torre del Greco, era il gancio dei boss in Comune: Vaccaro condannato a 10 anni

Alberto Dortucci,  
Contatti con i colletti bianchi e soffiate ai clan per gli appalti: niente sconti per l’imprenditore del settore delle pulizie

Torre del Greco, era il gancio dei boss in Comune: Vaccaro condannato a 10 anni

Torre del Greco. Niente sconti per Ciro Vaccaro, l’imprenditore del settore delle pulizie arrestato a giugno del 2019 con l’accusa di essere stato il «gancio della camorra» in Comune. La corte d’appello di Napoli – in scia alla richiesta avanzata a marzo dal procuratore generale Rosa Annunziata – ha condannato il 55enne di vico Costantinopoli, attualmente sottoposto agli arresti domiciliari, a dieci anni di reclusione: un verdetto-fotocopia della sentenza firmata a ottobre del 2020 dal collegio del tribunale di Torre Annunziata presieduto dal giudice Riccardo Sena, con buona pace delle «incongruenze» emerse durante il dibattimento di secondo grado. Le motivazioni della mazzata-bis saranno pubblicate entro novanta giorni, poi la difesa di Ciro Vaccaro – rappresentata dall’avvocato Antonio De Martino – valuterà l’ipotesi del ricorso alla suprema corte di cassazione. Altrimenti, le porte del carcere si riapriranno già a Natale per l’imprenditore finito alla sbarra per concorso esterno in associazione mafiosa.

La doccia gelata

All’ultimo appuntamento davanti ai giudici della corte d’appello di Napoli, Ciro Vaccaro era arrivato con la speranza di strappare – alla luce degli elementi emersi durante il processo-bis – un corposo sconto di pena rispetto all’iniziale stangata, se non una completa assoluzione. In particolare, la difesa dell’imprenditore del settore delle pulizie puntava – attraverso 24 motivi d’appello – a dimostrare l’estraneità del 55enne di largo Costantinopoli alle accuse costruite dalla direzione distrettuale antimafia sulla scorta delle rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia nonché l’errata corrispondenza tra Ciro Vaccaro e «’o scupator» indicato dai pentiti come il riferimento della camorra in Comune. Tutto inutile: alla fine, i magistrati hanno confermato i 10 anni di reclusione decisi in primo grado.

Le accuse della Dda

Secondo la direzione distrettuale antimafia, Ciro Vaccaro  avrebbe assunto un ruolo apicale nella raccolta delle tangenti per conto della camorra. In particolare, si sarebbe legato a doppio filo ai boss dei clan Falanga, Papale e Di Gioia. Un «errore» fino a oggi pagato a caro prezzo. Nel mirino dei clan – come evidenziato dalle indagini – erano finiti varie opere pubbliche appaltate dall’amministrazione comunale, a partire dai lavori per la ristrutturazione dell’ex Pescheria Borbonica di largo Costantinopoli da trasformare in comando della polizia municipale fino al restyling al cimitero. Secondo l’accusa, l’imprenditore del settore delle pulizie avrebbe «finanziato» la camorra: una tesi fondata sui racconti dei collaboratori di giustizia sentiti nell’ambito delle indagini e anche sulle dichiarazioni controverse di alcuni imprenditori che per l’Antimafia avrebbero pagato la tassa al clan proprio attraverso Ciro Vaccaro. Accuse pagate ora con una condanna a 10 anni di reclusione.

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