l Pd è crollato, centrosinistra da rifondare. La Campania diventa la Caporetto del Partito Democratico

Redazione,  

l Pd è crollato, centrosinistra da rifondare. La Campania diventa la Caporetto del Partito Democratico

La coalizione guidata dagli uomini di Letta viene travolta dall’onda gialla dei grillini da un lato e dal centrodestra che punta al Governo dall’altro. L’esercito di paracadutati da Roma, figli di papà, nomi improvvisati dell’ultima ora non serve a fermare la lenta ma inesorabile emorragia di voti con cui i Dem devono fare i conti. Alla fine il segretario nazionale deve ammettere che la sconfitta è pesante. “Non mi ricandiderò come segretario” annuncia Enrico Letta che di fatto avvia la fase congressuale che si terrà a febbraio.  Riesce, il segretario a cui tutti rimproverano di aver voluto perdere bene invece che provare a vincere, a fare peggio dell’odiato Matteo Renzi nel 2018. Il Pd non sfonda il 18% e in alcune zone della provincia di Napoli si ferma addirittura al 12%.

La decisione di correre da soli, di imbarcare  un progetto perdente come quello di Impegno Civico di Luigi Di Maio, di far salire sulla barca anche Verdi e Sinistra Italiana che di progetto comune non hanno mai voluto parlare viene rimproverato con forza a Letta in queste ore.  Insieme ai candidati paracadutati come Dario Franceschini, capolista in Campania, appena appena mediato dalla scelta di Marco Sarracino messo a guidare la pattuglia Dem alla Camera nel listino. Il risultato è impietoso. E la macchina da guerra delle regionali è solo un ricordo. Nell’area vesuviana dove la leadership regionale ha portato a casa caterve di voti, a stento si sfiora il 12%. Bocciatura nei collegi anche per due candidati Pd vicinissimi al governatore Vincenzo De Luca, Fulvio Bonavitacola – vicepresidente della Regione – e Luca Cascone. L’unico eletto è De Luca Junior, mentre tutti gli altri (scelti appositamente per non fare ombra al figlio del Governatore) finiscono maciullati politicamente dalla tenaglia Cinque Stelle e Fratelli d’Italia.   Le parole di Antonio Decaro, sindaco di Bari, presidente nazionale dell’Anci ed esperto di campagne elettorali stravinte sono una sorta di manifesto di ciò che è oggi il Pd e di ciò che non dovrebbe essere. “In queste ore sarebbe troppo facile sparare a zero sul segretario nazionale del Pd. E sarebbe inutile.

È l’intero modello su cui il PD si fonda che va smantellato. Basta con i capi corrente che fanno e disfano le liste a propria immagine e somiglianza. Basta con questo esercizio del potere per il potere. Basta con l’autoconservazione come unico scopo della politica”. Lo afferma il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro. “O saremo capaci, finalmente, di azzerare questi meccanismi perversi e di ritornare a parlare alle persone -sottolinea- o la sconfitta perpetua alle elezioni politiche sarà il nostro ineluttabile destino”. Non è un caso, ad esempio, che dove vi sono esperienze di buon governo i Dem riescano a risalire la china.

A Portici, dove l’ex senatore Pd Enzo Cuomo guida una giunta rossa reduce da un plebiscito alle Comunali, il Pd raccoglie il 25% alla Camera. Un’ottima affermazione anche a San Giorgio a Cremano dove governa un sindaco Dem. E quando i candidati non sono calati dall’alto, ma scelti sul territorio, la battaglia almeno si fa più concreta. E’ il caso del collegio Torre del Greco- Castellammare dove Nora Di Nocera, pur sconfitta sonoramente da Gaetano Amato, si attesta al 21%, ben oltre cinque punti percentuali in più rispetto al partito di cui fa parte. La palombella rossa sta finendo la sua parabola. Il Pd è sulle ginocchia. Senza un progetto, senza una strategia. Solo nella strenua difesa del potere per il potere. Anche se c’è chi come Gaetano Manfredi ancora rivendica l’idea di un fronte largo. “Adesso bisogna voltare pagina e lavorare e ricostruire un fronte che rappresenti gli interessi e le esigenze di larghe parti della popolazione che hanno bisogno di rappresentanza e di cura’’ le parole del sindaco di Napoli.

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