Tiziano Valle

Castellammare. I liquami dei rifiuti finiscono nel fiume Sarno, scatta il sequestro dell’isola ecologica

Tiziano Valle,  

I liquami che fuoriescono dai camion della nettezza urbana durante le operazioni di trasbordo dei rifiuti finiscono direttamente nel Sarno, attraverso un canale affluente del fiume più inquinato d’Europa. A nulla sarebbero serviti i lavori realizzati dal Comune per adeguare l’impianto, appena lo scorso maggio. Questa è la tesi dei carabinieri del Noe, che nella giornata di martedì hanno sequestrato l’isola ecologica di Traversa Fondo d’Orto a Castellammare di Stabia, mettendo alla porta i dipendenti della Due A Technology che gestiscono la struttura di proprietà comunale. I carabinieri stanno indagando per disastro ambientale e per due giorni di fila hanno acquisito documenti al Comune per verificare la regolarità delle autorizzazioni rilasciate per il trasbordo dei rifiuti e anche gli atti relativi ai lavori eseguiti, appena quattro mesi fa, per cercare di evitare lo scempio ambientale e sistemare un’area dove si verificò anche il crollo di un muro a causa del maltempo. Il tema dell’inadeguatezza dell’isola ecologica di via Fondo D’Orto è datato e già nel 2019 spinse la Procura ad acquisire alcuni video, per verificare il presunto scarico di percolato nel fiume Sarno. Lo scempio ambientale fu documentato da alcuni residenti della zona alla periferia di Castellammare di Stabia, che scattarono foto e registrarono video, con l’obiettivo di presentare un esposto. Nel mirino c’era proprio l’isola ecologica di via Fondo d’Orto che non poteva essere utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti, come invece sarebbe accaduto nei giorni dell’emergenza in quel periodo. Dai filmati si evinceva che camion e cassoni pieni di rifiuti rimasero fermi nell’isola ecologica e presumibilmente anche per troppo tempo. Tant’è vero che il percolato fuoriuscito aveva raggiunto una fognatura che non era collegata alla rete che finiva nel depuratore di Foce Sarno, ma a uno scarico che finiva in un piccolo affluente del fiume più inquinato d’Europa. Insomma, i veleni fuoriusciti da quei mezzi carichi di rifiuti sarebbero finiti in mare. Uno scempio ambientale, che secondo quanto ipotizzato dai carabinieri del Noe, non si sarebbe mai arrestato. I militari hanno fatto un primo sopralluogo la settimana scorsa, per verificare se all’interno dell’isola ecologica venissero rispettate tutte le norme in materia ambientale, soprattutto per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento dei liquami durante le operazioni di trasbordo dei rifiuti. Poi sono tornati nella giornata di martedì per apporre i sigilli all’impianto. C’è da dire, che il Comune – conscio dei problemi strutturali dell’isola ecologica – aveva presentato anche quattro diversi progetti, ognuno da circa un milione di euro, per attirare finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e realizzare i lavori necessari ad adeguare l’impianto. I fondi però non sono stati ancora assegnati e di conseguenza bisognerà trovare una soluzione più rapida per provare a mettere in sicurezza la struttura, evitando che i liquami finiscano in mare.

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