Bullismo in classe, rivolta delle mamme di Boscoreale al plesso del rione Gescal

Pasquale Malvone,  

Bullismo in classe, rivolta delle mamme di Boscoreale al plesso del rione Gescal

Genitori e studenti insieme per dire no al bullismo tra i banchi di scuola. Un grido di aiuto e, allo stesso tempo, di denuncia che si è levato nel corso di un sit-in tenutosi ieri mattina davanti ai cancelli dell’istituto superiore Ernesto Cesaro-Vesevus, nel rione Gescal di via Montessori a Boscoreale. Dopo l’ennesimo caso di soprusi subito da un 14enne, le mamme hanno deciso di rimboccarsi le maniche anche e soprattutto di fronte al colpevole silenzio delle istituzioni scolastiche che, come denunciato dagli stessi ragazzi, sono praticamente assenti. L’episodio del 14enne, preso a schiaffi, deriso e umiliato da un gruppetto di ragazzini poco più grandi di lui, ha permesso di abbattere quel muro di omertà e paura che serpeggia tra gli stessi alunni. Nel corso della manifestazione pacifica, sono emersi altri episodi, proprio grazie alle testimonianze di chi ogni giorno siede tra i banchi. Dentro e fuori le mura scolastiche, le dinamiche del “branco”, che si fa forza e infierisce sulla preda di turno, sono le medesime. A parlare è una delle mamme, che preferisce non rivelare la propria identità per paura di ritorsioni. “La nostra rabbia è principalmente verso l’istituzione scolastica perché i nostri ragazzi non vengono tutelati. Non è possibile che da anni – racconta – dal collaboratore scolastico alla preside passando per i docenti, nessuno veda, nessuno si accorga di nulla. Abbiamo chiesto alla dirigente di partecipare alla manifestazione perché credo che dovrebbe esserci in prima persona, al nostro fianco, e invece non abbiamo avuto risposta. Nulla di nulla”. Il senso di abbandono è totale, oltre che sconfortante. “Quando noi genitori mandiamo i nostri figli a scuola, li affidiamo all’istituzione scolastica che ha l’obbligo di difenderli, psicologicamente e fisicamente, tanto i più deboli quanto i più forti”. Poi lancia un messaggio di speranza per costruire un ponte di solidarietà. “Dobbiamo essere tutti uniti contro il bullismo. Sarebbe sbagliato puntare il dito contro i responsabili, perché anche loro hanno bisogno del nostro sostegno. Basta un po’ di buona volontà e di unione tra noi genitori per aiutare i nostri ragazzi a capirsi e a rispettarsi di più tra loro. Solo così – aggiunge – riusciremo ad evitare che non si verifichino più atti di bullismo come quello che si è consumato nei giorni passati ai danni di un nostro figlio. Noi genitori siamo pronti ad aiutare il figlio che soffre in silenzio ma anche il figlio ribelle”. Sull’assenza delle istituzioni scolastiche, sono d’accordo anche i ragazzi che chiedono una maggiore presenza della dirigente Rita Iervolino. “Se fosse presente la preside all’interno della scuola tutto ciò non accadrebbe. Manca una figura autoritaria e a volte gli stessi professori sono infastiditi dagli stessi bulli” spiega Alessandra, al quinto anno del liceo scienza umane che, insieme ad altri compagni e coetanei, ha deciso di partecipare alla manifestazione “proprio perché anche noi, in prima persona, dovremmo lasciare il segno. Non possiamo vivere con la paura che quattro ragazzini, peraltro più piccoli, se la possono prendere con noi”. Al termine della manifestazione, una delle mamme ha incontrato la dirigente, chiedendo e ottenendo degli incontri periodici sulle criticità della scuola. Un primo passo per instaurare quella collaborazione e condivisione che fino ad ora sono mancati.

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