Imprese strozzate dai clan Cesarano e Matrone tra Castellammare e Scafati: 2 secoli di carcere per 15 imputati

Mario Memoli,  

Imprese strozzate dai clan Cesarano e Matrone tra Castellammare e Scafati: 2 secoli di carcere per 15 imputati

Scafati/Castellammare. Mano pesante della Procura Antimafia di Salerno per gli esponenti dei clan Matrone e Cesarano che imponevano il pizzo agli imprenditori di Scafati e del Vesuviano forti dell’appartenenza alle rispettive cosche. Dopo i 7 rinvii a giudizio per i presunti fiancheggiatori dei boss sulle estorsioni con i clan, ieri davanti al gup Carla Di Filippo la requisitoria del pubblico ministero Francesca Fittipaldi che ha chiesto quasi due secoli di reclusione per 15 imputati e le assoluzioni per lo stabiese Luigi Di Martino ‘o profeta (per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste) e lo scafatese Raffaelle Berritto (per non aver commesso il fatto). «Un gruppo che usava ogni sorta di violenza pur di raggiungere il proprio scopo, intimorendo le vittime come dimostrato da quell’imprenditore che è stato costretto all’accompagnamento coatto per rilasciare dichiarazioni che aveva peraltro già fatto in sede di indagini», ha detto Francesca Fittipaldi prima di formulare richiesta di condanna al gup salernitano che sta processando gli imputati con il rito abbreviato. Venti anni di reclusione chiesti per il promotore delle estorsioni con l’aggravante camorristica, Giuseppe Buonocore, che è genero di Franchino Matrone a‘ belva (difeso da Massimo Autieri). Due anni in meno (18) per Giovanni Barbato Crocetta (assistito da Gennaro De Gennaro). Sedici gli anni richiesti per Francesco Berritto (difeso da Stefania Pierro), 14 invece gli anni per Vincenzo e Giovanni Cesarano di Castellammare di Stabia, 13 per il figlio di Peppe Buonocore, Vincenzo, il cui nome compare nelle dichiarazioni dell’imprenditore che sarebbe stato picchiato per un prestito a usura. Quindi 13 anni per Ferdinando Cirillo di Boscoreale e stessa pena per Raffaele Di Ruocco (assistito dall’avvocato Roberto Attanasio) e per Antonio Palma di Scafati (difeso da Gennaro De Gennaro), quindi 9 anni e 9 mesi per Luigi e Gennaro Ridosso di Scafati e 6 anni e 3 mesi per il pentito Andrea Spinelli detto Dario. Richiesta di 5 anni e 9 mesi per l’altro collaboratore di giustizia Alfonso Loreto e 5 anni di reclusione per Aniello Falanga. Mano dura anche per Pasquale Panariello per il quale la procura ha chiesto una pena di 13 anni di reclusione. Sentenza a fine ottobre dopo le discussioni delle difese iniziate già ieri. Nel collegio tra gli altri ci sono inoltre Pierluigi Spadafora, Michele Sarno e Mauro Porcelli . Contestate dalla pubblica accusa 20 estorsioni tentate e consumate nei confronti di imprenditori titolari di esercizi commerciali ai quali venivano imposti servizi e forniture tra cui slot machine, oltre alla protezione dei propri locali: 17 episodi di racket registrati sul territorio dell’agro, altre a Castellammare di Stabia e Pompei. Azioni criminose che secondo gli inquirenti avrebbero portato la firma di esponenti di clan del territorio: dai Cesarano  per finire ai Matrone e Loreto/Ridosso di Scafati. Cosche che durante le fasi estorsive erano andate anche in rotta di collisione tra di loro tanto che il clan stabiese aveva preso di mira la storica consorteria scafatese dei Matrone individuando il genero di Franchino ‘a belva, Peppe Buonocore, quale capo da colpire. L’accusa è di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi (anche da guerra), violenza privata e illecita concorrenza. Tutti reati commessi tra il 2014 e il 2019 ai danni di attività commerciali e atti minatori verificatisi sui territori scafatesi e vesuviani. A Scafati il clan Matrone aveva come referente il genero di Franchino ‘a Belva, Giuseppe Buonocore il quale appena uscito dal carcere avrebbe pianificato e attuato, sotto la propria direzione strategica e operativa, la riorganizzazione di un sodalizio teso ad acquisire il controllo criminale del territorio scafatese e la gestione di affari illeciti. Peppe ‘e Scafati  si sarebbe avvalso di parte della preesistente struttura del clan Matrone e dei consolidati rapporti criminali con soggetti contigui o alleati col suocero. Primo fra tutto il 61enne Ferdinando Cirillo. Tra i principali interessi ci sarebbe il traffico di armi, il controllo del settore delle slot machine e l’attività estorsiva ai danni di operatori economici del comprensorio, consistita nella riscossione di pagamento in contanti e nell’imposizione a fini di lucro di forniture e servizi, in primi la collocazione di macchine da gioco presso bar ed esercizi di ristorazione. (c)riproduzione riservata

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