Castellammare. Processo lampo al clan D’Alessandro: 34 imputati

Tiziano Valle,  

Castellammare. Processo lampo al clan D’Alessandro: 34 imputati

La Procura Antimafia vuole un processo-lampo per boss e affiliati del clan D’Alessandro. Le prove raccolte dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia, tra il 2010 e il 2015, sono schiaccianti secondo l’accusa, che vuole arrivare in fretta al giudizio, anche perché alcuni degli episodi contestati risalgono a circa una decina di anni fa. La volontà della Procura Antimafia di accelerare è emersa nella giornata di ieri, nel corso della prima udienza preliminare andata in scena davanti al gup del Tribunale di Napoli. Dei 34 imputati alla sbarra solo i collaboratori di giustizia Pasquale Rapicano e Valentino Marrazzo hanno già scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. La richiesta è stata avanzata anche dai legali di Rossano Apicella, ma per alcuni difetti di notifica non è stato possibile andare avanti con la definizione dei riti. L’Antimafia però ha chiesto un’udienza preliminare celere e il gup ha disposto un rinvio di appena due settimane. Il collegio difensivo composto tra gli altri dagli avvocati Stefano Sorrentino, Gennaro Somma, Alfonso Piscino, Renato D’Antuono, Mariano Morelli, Antonio de Martino, Giuliano Sorrentino e Francesco Romano, entro l’inizio di novembre dovrà quindi sciogliere i nodi e decidere tra il rito abbreviato o l’ordinario per i propri assistiti. Alla sbarra ci sono personaggi di spicco come Michele D’Alessandro (figlio del boss Gigginiello, attualmente libero) e suo nipote Michele D’Alessandro (figlio del cugino Luigi, detenuto al 41-bis). E ancora Teresa Martone, vedova del padrino defunto Michele, sua nuora Rosaria Iovine (moglie di Luigi) e sua cognata Annunziata Napodano (moglie del boss Gigginiello). Nell’elenco degli imputati anche colonnelli di lungo corso della cosca di Scanzano e nuove leve, tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta Cerbero condotta tra il 2010 e il 2015 dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia che hanno ricostruito tutti gli affari illeciti del clan D’Alessandro, da oltre un decennio ormai alleato dei Di Martino di Gragnano. E non a caso alla sbarra ci sono anche il boss Antonio Di Martino e il narcos Rossano Apicella. Tra i 30 capi d’imputazione e tra i tanti nomi “noti” alle cronache giudiziarie, spunta la figura di Augusto Bellarosa. Secondo l’Antimafia avrebbe fatto parte del clan D’Alessandro con un ruolo importante. Si sarebbe occupato di fare le veci di Luigi D’Alessandro e di guidare suo figlio Michele occupandosi, si legge nel capo d’imputazione, «dell’ingerenza del sodalizio criminale nel settore degli appalti pubblici», arrivando a interloquire «a nome dei D’Alessandro» con «gli esponenti politici di riferimento». Il lungo lavoro dell’Antimafia ha consentito di ricostruire decine di episodi di estorsione messi a segno ai danni di commercianti, piccoli e grandi imprenditori di Castellammare di Stabia. Tutta gente che veniva vessata e costretta a pagare il pizzo alla cosca di Scanzano, sotto diverse forme. E ancora emerge l’ingerenza del clan D’Alessandro negli appalti pubblici e in settori come quello della sanità, dei trasporti, il mercato ittico, la pubblicità, gli eventi e i parcheggi. Senza dimenticare affari che da sempre alimentano le casse della cosca di Scanzano come quello delle sostanze stupefacenti e delle scommesse.

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