Alberto Dortucci

Omicidio Pinto a Ercolano, l’ultimo verdetto: assolto Scognamiglio

Alberto Dortucci,  
Il pusher degli Ascione venne ucciso in casa da Palumbo: il 52enne noto come 'o ferraro era stato accusato di avere fatto da «esca»

Omicidio Pinto a Ercolano, l’ultimo verdetto: assolto Scognamiglio
Michele Palumbo

Ercolano. Il suo nome spuntò fuori dal verbale di un collaboratore di giustizia e aprì uno squarcio di luce sull’omicidio di Gaetano Pinto, lo spacciatore del clan Ascione-Papale assassinato «a domicilio» a maggio del 2007. Erano gli anni della sanguinaria faida di camorra all’ombra del Vesuvio e il pusher finito nel mirino del clan Birra si era blindato in casa proprio per sfuggire ai killer della Cuparella. Non bastò per evitare la morte perchè – come ricostruito successivamente dai pentiti alla direzione distrettuale antimafia di Napoli – l’uomo cadde in una «trappola» orchestrata con la complicità di un abituale consumatore di sostanze stupefacenti: una sorta di «esca vivente» in grado di superare le precauzioni adottate da Gaetano Pinto per sfuggire a eventuali agguati. Quell’uomo, secondo i pentiti, era Arturo Scognamiglio – 52 anni, noto come ‘o ferraro – finito così a processo davanti ai giudici della corte d’assise di Napoli.

Il verdetto

Il procedimento giudiziario si era aperto a febbraio davanti al collegio presieduto da Rosa Annunziata. Durante le udienze sono emerse varie incongruenze nel racconto dei collaboratori di giustizia. Non solo: la difesa rappresentata dall’avvocato Vincenzo De Lucia è riuscita a dimostrare come non solo Arturo Scognamiglio fosse stato inconsapevolmente «utilizzato» dal clan Birra per infiltrare il killer in casa di Gaetano Pinto, ma – una volta capite le intenzioni del sicario – avrebbe provato a fermare l’assassino. Inutilmente: Michele Palumbo – alias monnezza, soldato dei Gionta di Torre Annunziata, alleati della Cuparella – portò a termine la missione di morte per poi scappare via. Alla luce dello scenario emerso durante il dibattimento, i giudici della corte d’Assise di Napoli hanno mandato assolto Arturo Scognamiglio «per non avere commesso il fatto».

Le condanne

Il verdetto chiude una vicenda giudiziaria lunga 15 anni, ricostruita dall’antimafia solo grazie alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia. Fu proprio l’esecutore materiale del delitto a raccontare ai pm le ragioni della sentenza di morte per Gaetano Pinto: lo spacciatore degli Ascione-Papale sarebbe stato ucciso perché ritenuto dai boss della Cuparella uno dei responsabili della morte di Giuseppe Infante, parente del capoclan Giovanni Birra. Lo stesso Michele Palumbo raccontò di come ‘o ferraro lo accompagnò a casa della vittima, presentandolo come un soggetto interessato all’acquisto di droga: una ricostruzione ora sconfessata dai magistrati. Per questa vicenda sono già stati condannati, nei vari gradi di giudizio, boss e generali delle due cosche che avrebbero organizzato e deliberato il delitto: personaggi del calibro di Pasquale Gionta, Stefano Zeno, Lorenzo Fioto e Gioacchino Sperandeo. (c)riproduzione riservata

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