Tiziano Valle

Devastavano i fondali da Castellammare alla Penisola, condannati 12 datterai

Tiziano Valle,  

Devastavano i fondali da Castellammare alla Penisola, condannati 12 datterai

Dodici condanne, sessantasei anni di carcere, la confisca di barche e attrezzature da pesca sequestrate, e un risarcimento danni alle parti civili da quantificare in separata sede. Si conclude così in primo grado il processo a carico dei datterai che hanno scelto il rito abbreviato. Il gup del Tribunale di Torre Annunziata, Fernanda Iannone, ha condannato a 6 anni di reclusione gli stabiesi Ciro Amodio, Luigi Auletta, Salvatore Libero, Francesco Mosca, Antonio Del Gaudio, Vincenzo Viola e Catello Massa, Raffaele Auletta (di Sant’Antonio Abate), Diego Visone (di Napoli) e Carolina Balzano (di Boscoreale), tutti accusati di far parte del sistema criminale che per anni ha fatto affari con il commercio illegale di datteri di mare, causando il disastro ambientale lungo la costa che va da Castellammare alla penisola sorrentina, fino ad arrivare a Punta Campanelle.

Sono stati condannati a 3 anni di reclusione, invece, lo stabiese Luca Visco e Mario Acquaviva (di Monza), che rispondevano solo di episodi di ricettazione. Pene più lievi rispetto a quelle chieste dal sostituto procuratore Antonio Barba e dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, che volevano condanne a 12 anni per Ciro Amodio (ritenuto uno dei vertici dell’organizzazione) e 10 anni per gli altri che rispondevano del reato di disastro ambientale e 6 anni per chi era accusato di ricettazione. Il gup, in parte, ha accolto le tesi del collegio difensivo composto tra gli altri dagli avvocati Raffaele Chiummariello, Giuliano Sorrentino, Francesco Romano, Andrea Somma e Salvatore Esposito.

Il processo scaturisce dalle indagini della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia che per 3 anni ha messo sotto torchio la banda che estraeva i preziosi mitili dalle rocce, vendendoli poi sottobanco a ristoranti, anche stellati, clienti e pescherie su tutto il territorio nazionale. Un business da circa 80mila euro al mese che ha permesso di svelare anche come la banda dei datterai si stesse specializzando ad allevare vongole contaminate alla foce del fiume Sarno. L’organizzazione criminale era talmente forte e riconosciuta nel mercato nero, che era riuscita a crearsi anche contatti lontano dalla Campania. Donato Zingarelli, ad esempio, si occupava di procacciare clienti in Puglia. Mentre Damiano Colonnacchi gestiva la compravendita in Liguria e Mario Acquaviva in Lombardia.

Quest’ultimo, in particolare, offriva i datteri di mare ai suoi ospiti del ristorante Bel Sit di Legnano facendoseli arrivare in pacchi sigillati, attraverso una società di spedizioni compiacente. L’inchiesta condotta dagli uomini della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia è andata fino a fondo a un sistema che vede imprenditori del settore della ristorazione (in particolare nel vesuviano, nell’area torrese e flegrea), i titolari delle pescherie e semplici cittadini, spesso benestanti, finire complici del disastro ambientale. Perché la domanda di datteri di mare, nonostante il prezzo che si aggira sui 100 euro al chilo, è sempre stata altissima, pur sapendo che per procurarseli qualcuno avrebbe dovuto distruggere pezzi di costa illegalmente.

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