Terremoto a largo delle Marche, scuole chiuse e paura. Scossa 5.7,

Redazione,  

Terremoto a largo delle Marche, scuole chiuse e paura. Scossa 5.7,

Due scosse di magnitudo 5.7 e 5.2 a distanza di un minuto, oltre 70 repliche superiori a 2.0, la paura che spinge la gente in strada, scuole chiuse e stop di un tratto della linea Fs. Un terribile dejavu. Sei anni dopo il devastante sisma del 2016, che seminò morte e danni nel Centro Italia, alle 7:07 le Marche si sono risvegliate ancora con l’incubo terremoto. L’epicentro a 8 km di profondità in mare, 34 km dalla costa di Pesaro Urbino. Molti dormivano ancora, o erano a letto, qualcuno si stava preparando per andare al lavoro o a scuola: il primo boato e una botta ondulatoria, seguita dall’altra a breve distanza, hanno fatto tremare case, alberi, cadere oggetti da ripiani di negozi, e calcinacci da edifici tra cui la stazione di Ancona. Ancora ferite dall’alluvione del 15 settembre che ha causato distruzione e 12 morti (una 56enne è dispersa) nel Senigalliese (Ancona) e nel Pesarese, le Marche sono di nuovo bersaglio di calamità naturali. “Ci mancava solo questa ad aggravare la situazione delle popolazioni colpite dall’alluvione”, ha osservato Riccardo Pasqualini, sindaco di Barbara (Ancona). Rispetto al 2016 (le scosse più forti furono 6.0 il 24 agosto e 6.5 il 30 ottobre), il sisma ha ‘mirato’ il centro-nord ma le scosse maggiori si sono avvertite ovunque anche in altre regioni, da Venezia a Roma.

Dopo la prima 5.7, la più forte da 100 anni nell’area, oltre mille telefonate al numero d’emergenza 112 e decine di interventi dei vigili del fuoco. Un grande spavento per la gente ma, forse per l’epicentro in mare che ha attutito il colpo, “al momento non risultano danni gravi”, ha riferito il presidente della Regione Francesco Acquaroli. Per un quadro chiaro però occorrerà attendere l’esito delle centinaia di verifiche in corso su edifici pubblici e privati. Il presidente è in continuo contatto con il capo della protezione civile Fabrizio Curcio e la premier Giorgia Meloni. La Regione ha riunito il Centro operativo regionale, il ‘sistema’ è per l’ennesima volta in allerta e sta monitorando l’evoluzione della scia sismica. Intanto scuole di ogni ordine e grado chiuse in molte città tra cui Fano, Urbino, Macerata, Senigallia, San Benedetto del Tronto; ad Ancona e Pesaro studenti a casa oggi e domani in attesa dei controlli. Linea Fs interrotta e poi gradualmente ripresa dalle 12.

Regolare il traffico portuali ed aeroportuali; nessuna conseguenza anche per le principali strutture sanitarie, rimaste aperte, salvo qualche caduta d’intonaco o di pannelli di controsoffitto. Sei danni sono stati limitati molta è stata la paura. Dopo la scossa 5.7, per alcune persone è stato terrore, sensazione di smarrimento con bimbi in casa che piangevano impauriti o andavano a nascondersi sotto i tavoli. A Fano stamattina “i lampioni di illuminazione pubblica oscillavano come fuscelli, tutto tremava forte, una sensazione terribile, la gente si riversava in strada”, ha raccontato un residente. Testimonianza diretta anche dall’assessore regionale alla Protezione Civile Stefano Aguzzi, di Fano: “ero in giardino. Impressionante veder tremare gli alberi”.

Al Pronto soccorso di Torrette sono arrivate almeno una decina di persone rimaste ferite mentre scappavano, per oggetti caduti addosso o per attacchi di panico. Paura anche per i pazienti in molte strutture sanitarie: nella Casa di Cura Villa Igea ad Ancona oltre 35 degenti sono usciti dalla struttura e l’attività è stata interrotta per circa due ore e poi ripresa dopo il nullaosta dei vigili del fuoco. In Tribunale ad Ancona celebrate solo udienze con detenuti: per il resto personale fuori ufficio come altri enti pubblici; in alcuni disposto lo ‘smart working’. Ai più anziani il terremoto ha riportato alla mente anche il sisma del 1972, 50 anni fa, con la lunga sequenza sismica di 500 scosse, la più forte delle quali 4.7 il 14 giugno.

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