Rischio vulcanico, i piani di evacuazione fermi a 5 anni fa

metropolisweb,  

Rischio vulcanico, i piani di evacuazione fermi a 5 anni fa

Nei giorni in cui si fa la conta dei danni causati dal sisma nelle Marche e le scorie dell’alluvione, che a fine settembre scorso ha devastato – dopo le abbondanti piogge – il territorio di Senigallia, sono ancora ben lontane da essere smaltite, è lecito chiedersi se all’ombra del Vesuvio, in termini di prevenzione, i Comuni della fascia vesuviana siano pronti per affrontare un’emergenza legate all’insorgenza di calamità naturali. Negli anni sono stati fatti tanti tentativi – dalle prove di evacuazione in caso di eruzione del Vesuvio ai limiti del grottesco ai «gemellaggi» delle città con le Regioni che avrebbero dovuto accogliere le popolazioni sfollate dalla lava -, ma di passi concreti ben pochi. E anche i piani di sicurezza delle amministrazioni sono ferme al palo, spesso senza aggiornamenti. E peggio ancora senza una guida da parte di Regione Campania e Governo. A denunciarlo sono i sindaci del territorio che sperano che questo argomento non resti recluso nella «solita discussione» tra esperti del settore, utile a raggranellare pochi voti per le Politiche o le Regionali. Da Torre del Greco a Boscotrecase, passando per gli altri comuni dell’hinterland vesuviano: la sensazione che si ha parlando con i sindaci del territorio è di essere ancora una volta all’anno zero. I rischi ci sono, l’emergenza è evidente ma poco o nulla viene fatto per gestire il fatto di essere costantemente a contatto con una bomba pronta esplodere nel più bel posto del mondo. E allo stesso tempo pericoloso. Giovanni Palomba parla di questione «prioritaria» in termini di prevenzione, ma l’ultimo piano è aggiornato a 5 anni fa. «Il rischio vulcanico, rappresenta un argomento serio e prioritario per la nostra città, come per tutti i comuni che insistono nella cosiddetta area vesuviana. Abbiamo una specifica sezione dedicata al possibile rischio di una eruzione e relativo piano di evacuazione, inserita nell’ambito del piano comunale di Protezione Civile, aggiornato al 2017 che contiene, tra le altre cose, tutti gli indirizzi operativi per la gestione di una eventuale emergenza vulcanica. Manteniamo, comunque, alta l’attenzione e siamo in costante e continua interlocuzione con gli Organi sovracomunali preposti, attraverso i nostri uffici di Protezione civile», dice. Per Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano, è fondamentale «il costante confronto con Regione e Governo» sul rischio Vesuvio e su «ogni rischio legato alle calamità naturali in questo territorio. Bisogna fare di più». Quest’ultimo concetto è ripreso anche dal sindaco di Trecase, Raffaele De Luca che sottolinea la necessità di intervenire nuovamente nei piani di prevenzione: «Nel 2016, grazie ai fondi della regionali un finanziamento abbiamo approvato il nostro piano di emergenza comunale in ambito della protezione civile insieme al piano di evacuazione per il rischio Vesuvio. Dopo 6 anni, siamo consapevoli che bisogna aggiornarlo anche in un quadro di più ampio respiro che tenga conto anche dei piani degli altri comuni del vesuviano. Il nostro piano può essere funzionale anche se si integra con gli altri piani degli altri comuni. A tal proposito, abbiamo chiesto uno sforzo alla Regione affinché ci venga incontro attraverso l’erogazione di fondi mirati». Infine l’analisi di Pietro Carotenuto, primo cittadino di Boscotrecase, che sulla prevenzione dal rischio vulcanico sembra essere pronto a dotarsi di uno strumento finalmente aggiornato: «Considero il monitoraggio e l’aggiornamento costante del piano di evacuazione il punto di partenza della pianificazione. Grazie al recupero di un finanziamento, abbiamo commissionato ad una società l’adeguamento del piano comunale, lavoro che è in dirittura d’arrivo. Nelle prossime settimane, infatti, incontreremo i tecnici per affrontare insieme alcune criticità emerse. – dice – Viviamo in un territorio a rischio sismico, non basta solo esserne consapevoli ma dobbiamo impegnarci di più per far capire ai nostri concittadini con messaggi chiari ed inequivocabili quali sono le aree d’emergenza». (hanno collaborato Pasquale Malvone e Alberto Dortucci)

CRONACA