Torre Annunziata, ambulante ferito al mercato: «Potevo perdere le mani, salvo grazie ai medici»

Michele De Feo,  

Torre Annunziata, ambulante ferito al mercato: «Potevo perdere le mani, salvo grazie ai medici»

“Rischiavo di perdere il braccio ed una mano. Ora sono salvo grazie al lavoro dei medici e del personale del San Leonardo.”
Lo racconta Ferdinando Carbone direttamente dal suo letto d’ospedale dove è ricoverato, il venditore ambulante che la scorsa settimana per un incidente sul lavoro al mercato di Torre Annunziata aveva riportato lo schiacciamento delle mani. Ora grazie all’intervento d’emergenza dell’equipe medica del reparto di ortopedia del San Leonardo, coordinati dal primario Roberto Cirillo e dal dottor Giovanni Porpora, riposa nel suo letto in Ospedale in attesa di essere trasferito in un’altra struttura per effettuare un operazione di chirurgia plastica per la ricostruzione del braccio destro. Il grande lavoro è stato svolto dai medici del San Leonardo che hanno ridotto al minimo percentuale la possibilità di un amputazione.
Il reparto di ortopedia del San Leonardo rappresenta un eccellenza dell’ospedale e di tutto l’hinteralnd napoletano e a dimostrarlo è stato questo intervento miracoloso che, visto la gravità delle condizioni del paziente, era da svolgersi in un reparto più specializzato, un trauma center di secondo livello, composta da un equipe medica più ampia che solo il Cardarelli e altri ospedali di Napoli dispongono.
Ma questa è una situazione che avviene quotidianamente visto che, dato la carenza di reparti ortopedici nella zona, la maggior parte dei pazienti con traumi vengono trasportati proprio al San Leonardo. Dall’inizio dell’anno nel reparto ortopedico stabiese sono stati svolti 500 interventi. Un numero incredibile e meritevole di encomio per tutti i dipendenti del nosocomio stabiese, che a causa delle mancanze di personale- un problema che tocca tutta la sanità campana e meridionale- lavorano da anni in criticità. Uno stress incredibile ma che non ha impedito ai medici, agli infermieri coordinati dalla capo sala Mena Gargiulo, a tutto il personale coinvolto di compiere questo miracolo.
Ferdinando, dopo l’incidente, viene trasportato immediatamente al San Leonardo. La diagnosi è terribile: trauma di schiacciamento dell’avambraccio che ha comportato la frattura esposta di ulna e radio e la rottura dei nervi e dei flessori. Dopo le prime cure, sabato mattina l’ambulante viene operato d’urgenza. Dal trauma il paziente aveva riportato una sindrome compartimentale con la formazione di un ematoma post traumatico che ha determinato l’otturazione di un arteria causando la mancanza di ossigeno alla mano. L’equipe chirurgica del San Leonardo si mette subito al lavoro, solo qualche istante di attesa in più e per il paziente sarebbe significato amputazione. L’intervento effettuato dal primario del reparto di ortopedia, il dottor Roberto Cirillo, ed il dottor Giovanni Porpora, riesce alla perfezione. Un operazione complessa, durata circa tre ore e mezza, che diventerà materiale di studio per gli aspiranti dottori del domani. Il sessantenne è stato sottoposto ad una fasciotomia, un tipo di intervento chirurgico che ha permesso all’arteria otturata di “respirare” e far arrivare l’ossigeno alla mano. Inoltre sono stati suturati il nervo mediano, una tipo di sutura microchirurgica molto complessa e ricostruiti i 2 tendini flessori.
Per Ferdinando Carbone, grazie al lavoro tempestivo dei medici, le possibilità di perdere l’arto sono ridotte al minimo. Ancora spaventato e traumatizzato per ciò che gli è successo, è assistito calorosamente dai dottori, gli infermieri, gli operatori sanitari e supportato dai suoi cari: “voglio ringraziare tutti.”- dice il sessantenne-“ il dottor Cirillo e il dottor Porpora, la caposala Mena Gargiulo e tutti gli infermieri che mi hanno assistito. Mi hanno salvato e gliene sarò per sempre grato.”

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