L’ombra della camorra sul porto di Castellammare, così è nata l’inchiesta sulle concessioni

Tiziano Valle,  

L’ombra della camorra sul porto di Castellammare, così è nata l’inchiesta sulle concessioni

Il porto di Castellammare di Stabia al centro di una battaglia tra società del settore marittimo e imprenditori pronti a tirare in ballo i clan di camorra per difendere gli interessi di parte. Sullo sfondo il progetto di realizzare una stazione crocieristica nella città stabiese, che alla fine non è mai stato realizzato. Comincia da qui l’inchiesta della Procura Antimafia, che sospetta l’interesse del clan D’Alessandro dietro gli investimenti che si sarebbero dovuti realizzare nello scalo stabiese. La questione nasce quando – nel 2018 – viene formata la società Stabia Portum, alla quale aderiscono molti dei concessionari attivi nel settore del diportismo a Castellammare di Stabia. L’idea che anima quella iniziativa è di rinunciare ognuno al proprio specchio d’acqua per realizzare un progetto comune, ovvero una stazione crocieristica nel porto antico della città. Di questo piano, come raccontato da Salvatore Di Leva (patron della società Alilauro e in affari con l’imprenditore Gianluigi Aponte) nel corso di un interrogatorio, se ne arriva a discutere fin dentro le stanze di Palazzo Farnese, perché vede l’impegno dei concessionari a riqualificare anche la parte a terra del porto di Castellammare. Il punto è che, secondo l’Antimafia, in quel progetto c’erano anche gli interessi della criminalità organizzata. Una vicenda che si palesa in un duro scontro che avviene con altri concessionari che hanno deciso di non aderire a quell’iniziativa e – intercettati dalle forze dell’ordine – raccontano di aver ricevuto minacce, in cui si alludeva anche al possibile intervento della camorra per dirimere la questione. Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Maria Luisa Miranda, in questo caso specifico, non ci sarebbero abbastanza elementi per arrivare «a un giudizio di gravità indiziaria» in relazione all’aggravante mafiosa. Ma potrebbe essere solo la punta dell’iceberg per quanto riguarda l’affare delle concessioni a Castellammare di Stabia. Tra le righe delle oltre 350 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, infatti, emergerebbe una presunta divisione anche degli immobili attualmente dismessi tra i vari imprenditori che operano sul porto. Più volte ricorrono riferimenti ai Magazzini Generali, per i quali in un vecchio piano dell’Autorità Portuale di Napoli si era arrivati a ipotizzare l’abbattimento, al pari dei silos, per liberare spazi vitali per il centro antico di Castellammare e realizzare una piazza a mare e parcheggi utili a decongestionare quella zona della città. Un piano avversato da più parti. Non è tutto, come emerso già a seguito delle perquisizioni eseguite nel 2021, sempre nell’ambito di questa operazione, le indagini nascono dal bando per l’assegnazione degli chalet dell’Acqua della Madonna del 2017, che avevano portato all’apertura di un fascicolo da parte della Procura Antimafia. Un altro filone, che potrebbe fare luce sul business delle concessioni demaniali lungo la costa di Castellammare di Stabia.

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