Luca Lucaroni, il ritiro del campione

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Luca Lucaroni, il ritiro del campione

«Un professionista sente quando è il momento di smettere, di dedicarsi ad altri obiettivi. L’Argentina, il suo popolo, il calore di quella gente è stato il finale perfetto per la mia carriera». Il nostro viaggio con Luca Lucaroni, campione del mondo di pattinaggio artistico a rotelle, comincia da quella che per molti potrebbe sembrare la fine, ma che invece è un nuovo grande inizio: «La mia voglia di allenare, di dedicarmi agli altri e raggiungere nuovi obiettivi mi ha portato alla scelta di ritirarmi. Avrei potuto continuare a pattinare qualche altro anno, e magari vincere un altro campionato del mondo, ma ho sentito fosse arrivato il momento di aiutare gli altri a raggiungere i propri sogni». Nato il 19 marzo del 1995, a soli 27 anni Luca “appende i pattini al chiodo” dopo una carriera cominciata ancor prima di imparare ad allacciarli: «Tutto è iniziato grazie alla mia famiglia. Non avevo neanche quattro anni e, come tanti miei amici, volevo fare calcio ma mio padre mi consigliò di allargare i miei orizzonti, di provare anche altri sport, così da trovare quello giusto per me. Così, seguendo l’esempio delle mie sorelle, è iniziata la mia storia d’amore con il pattinaggio. Tutto quel mondo, a poco a poco, ha iniziato a piacermi e divertirmi, che è la cosa principale per un bambino che fa sport, fino a diventare la mia passione. Sicuramente, accanto al duro lavoro, l’avere delle doti e quindi ottenere risultati mi ha aiutato nel creare un legame indissolubile con i pattini». In appena 22 anni, dalla prima volta in pista all’ultima, di cose ne sono successe, portando Luca Lucaroni per ben tredici volte sul tetto del mondo, l’ultima a Buenos Aires: «L’Argentina per me è sempre stata una seconda casa. Sono stato spesso lì, il pubblico mi conosce e anche se potevo immaginare la loro accoglienza, viverla è stata un’altra cosa. Sono emozioni che rimarranno per sempre nel mio cuore, immagini che non dimenticherò mai». Lo sport e gli sportivi vivono di stimoli ed emozioni che accompagnano gli atleti in tutta la loro carriera, dalla prima all’ultima tappa: « L’aspetto mentale è tanto importante quanto quello fisico. La mia prima volta al mondiale l’ansia e la tensione giocarono un brutto scherzo, e mi classificai secondo. Questa volta, invece, ero molto tranquillo, grazie anche all’esperienza acquisita negli anni. L’ansia ha lasciato il posto alla mia grande voglia di godermi fino alla fine la mia ultima gara». Ora, una nuova vita con base operativa a Gragnano ma che lo vedrà in giro per il mondo a tramandare la sua passione alle nuove generazioni: «Cercherò di trasmettere ai più giovani tutto ciò che ho dentro, promuovendo una realtà diversa rispetto ai soliti sport attraverso diversi stage». A colpirci, in questa chiacchierata, è la voglia di Luca Lucaroni di contribuire e aiutare il prossimo, di mettersi al servizio degli altri, specialmente dei più piccoli a cui vanno le sue parole: «Penso sempre che tutti i bambini abbiano dei sogni fin dalla tenera età e per raggiungere questi obiettivi ci vuole tanta passione e tanti sacrifici, che non sono solo quelli fatti in allenamento ma nella vita di tutti i giorni. Quando si sogna in grande bisogna sapere che anche le rinunce da fare sono altrettanto grandi. Io non ho avuto un’adolescenza come quella dei miei coetanei, per esempio se il giorno dopo avevo una gara non potevo fare tardi la sera prima con i miei amici, ma tutto questo mi ha portato a chi sono oggi. Quello del pattinaggio è un mondo in cui bisogna avere pazienza, senza pretendere di fare le cose subito e bene. Il risultato finale è il frutto di mesi di lavoro, di momenti duri e di limiti da superare con passione e motivazione. La voglia di migliorarsi continuamente deve essere il motore di tutto, non solo quando si perde. Anche dopo aver vinto una medaglia, infatti, alla felicità inziale deve seguire la voglia di lavorare ancor più duramente per potersi poi riconfermare in futuro». Per questo nuovo inizio di Luca Lucaroni è tutto pronto: una veste diversa per lui, quella da tecnico, ma sempre e indissolubilmente legata alla sua grande passione, divenuta la metafora perfetta per quello che è il suo mantra: «Il pattinaggio è come la vita, si cade spesso e anche in malo modo, ma bisogna sempre rialzarsi».

Antonio Di Martino

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