I legami di Imperiale coi rampolli dei Gionta: i segreti dell’inchiesta del traffico di droga dall’Olanda

Giovanna Salvati,  

I legami di Imperiale coi rampolli dei Gionta: i segreti dell’inchiesta del traffico di droga dall’Olanda

L’anello di congiunzione tra i clan di Torre Annunziata e l’Olanda porta un solo nome, quello di Raffaele Imperiale. Il narcotrafficante passato alla storia per essere stato trovato in possesso di due dipinti rubati di Van Gogh era l’uomo che permetteva alle cosche di Torre Annunziata di avere accesso ai canali di Amsterdam e della Spagna e rifornirsi portando fiumi di cocaina purissima in Italia, fino al quartier generale dei Gionta. Mario Iovene, Francesco De Simone, Francesco Maresca e Salvatore Onda si occupavano di avere contatti con il broker stabiese della cocaina, attraverso un referente italiano ma che da anni si era trasferito lì in Olanda. Bruno Carbone è il nome che rimbalza nelle pagine dell’ordinanza che ha portato all’arresto di 19 persone. Carbone è l’uomo di Imperiale. E’ il suo braccio destro ed è lui che incassava i soldi. Ma tracciando tutte le tratte dei viaggi di cocaina dall’Olanda all’Italia, spunta un altro nome, un altro referente dei clan torresi, Domenico Alfano. Al trasportatore viene dato un cellulare Blackberry, difficile da rintracciare. Un carico di 150 chili di cocaina stipato all’interno di un tir ricoperto poi di merce – caffè e mostarda, per impedire ai canti antidroga di fiutarene l’odore. Spicca poi anche il ruolo di Francesco De Simone, fratello di Davide, assassinato nel 2008: è stato inquadrato in quanto affiliato di spicco del clan dei Gionta. Anello di congiunzione per la gestione “monopolistica” del traffico di sostanze stupefacenti sul territorio di Torre Annunziata. E sono anche i collaboratori di giustizia a raccontare nei minimi dettagli tutti i viaggi di droga che venivano effettuati ma anche i rapporti dei singoli torresi arrestati con il boss Imperiale. Nessuno doveva e poteva avere contatti diretti con lui, ma solo tramite i collaboratori e affilliati. Spunta anche il nome di Salvatore Onda, figlio di Umberto ergastolano e killer del clan dei Gionta ora al 41 bis. Onda è il genero di Mario Iovene ed è lui a coordinare le trasferte in Olanda. Aveva un ruolo importante perché doveva occuparsi di programmare tappa per tappa tutto il viaggio, scortava in alcuni casi anche i tir imbottiti di droga. Legame di parentela, non solo di affari, anche per Francesco Maresca che riveste un ruolo apicale nella organizzazione: a lui il compito di distribuire la merce nelle singole piazze di spaccio. Compito diverso invece per Vincenzo Iovene: doveva occuparsi solo ed esclusivamente della bonifica delle autovetture che sarebbero poi servite ai corrieri per trasportare la droga. Era lui che si occupava anche di allestire un doppiofondo, che veniva poi utilizzato al momento delle consegne. Insomma uno scenario inquietante che porta alla luce un meccanismo, una ragnatela di contatti che consentiva di portare droga in Italia, aumentare il business della polvere bianca, facendo così ingrossare a dismisura le casse della criminalità.

Giovanna Salvati

CRONACA