Rita compie 100 anni: «La mia vita tra gli orrori del fascismo e i sogni realizzati»

Michele De Feo,  

Rita compie 100 anni: «La mia vita tra gli orrori del fascismo e i sogni realizzati»

E’ nata a Castellammare subito dopo i fatti di piazza Spartaco, ha vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale, ma ha saputo superare tutte le prove che la vita le ha messo davanti attraverso la sua grande fede. Rita Falace ha compiuto 100 anni e ha scelto di raccontare la sua storia a Metropolis, lanciando un messaggio ai giovani: «Credete sempre nei vostri sogni». Terza di cinque sorelle, la nonnina ha due figli, dieci nipoti e altrettanti pronipoti, che non si stancano mai di riascoltare la sua storia. Perché la vita di nonna Rita, come tutti la chiamano al Parco Vittoria all’Annunziatella dove tuttora vive, è il racconto di chi ha vissuto con i propri occhi un secolo della storia d’Italia e di Castellammare. Rita nasce il 22 novembre del 1922. Figlia di Enrico Falace, maresciallo della Marina Militare del battaglione San Marco, si trasferisce all’età di 4 anni a Pola, attuale Croazia ma all’epoca territorio italiano: «Avevamo una casa stupenda – racconta Rita – Una villa di due piani, il mare a quattro passi e un grande giardino. Sono rimasta lì fino all’età di 18 anni, fino a che due ufficiali della nascente Jugoslavia con un’ordinanza in mano, ci ordinarono di abbandonare la casa entro 48 ore. Lasciammo lì tutto e portammo con noi solo due materassi per dormire. In tutto questo, mio padre fu trasferito in Cina come commissario della baia di Tiensin, senza che avessimo sue notizie per 10 anni. Prendemmo due giorni dopo un Transatlantico da Pola a Monfalcone, da lì fummo messe in un treno merci diretto a Pagani dove avevamo dei nostri parenti che ci avrebbero ospitato. Un viaggio terrificante, anche perché eravamo solo donne e con noi erano presenti anche soldati tedeschi, di quelli che avevano commesso le peggiori atrocità». Rita poco dopo farà ritorno nella sua Castellammare, insieme a suo marito, Giovanni Borrelli, dipendente della Fincantieri: «Andammo a vivere in una casa a Quisisana. Sposai mio marito il 6 gennaio del’49. A novembre nacque il mio primo figlio, 5 anni dopo mia figlia. Proprio in quegli anni fece ritorno in Italia mio padre. Non abbiamo avuto sue notizie per 10 lunghi anni, lui non sapeva nemmeno che fossimo vivi. Quando lo rividi non lo riconobbi, era un uomo completamento cambiato. Fui felicissima, perché finalmente la famiglia si riunì». La vita di Rita è stata contraddistinta dall’amore verso il prossimo e di cura dei suoi figli, che oggi la coccolano ricambiando tutto l’affetto che hanno ricevuto: «Ho fatto per tutta la vita volontariato. Sono stata nominata dall’ex vescovo “ministro dell’eucarestia”, ho fatto parte dell’AVO, assistendo psicologicamente ogni giorno i malati in ospedale e delle Dame Vincenziane, dove aiutavamo famiglie in difficoltà. Negli anni ’90 ho aiutato una ragazza proveniente dalla Bosnia, ancora oggi siamo in contatto e comunichiamo in dialetto di Polla, un misto tra veneto e friulano». Ancora vivo è il ricordo del terremoto dell’80: «Il giorno prima era il mio compleanno – racconta Rita – Erano le sette e mezza, stavamo cenando e tutto iniziò a tremare. Novanta secondi d’inferno, nei quali non riuscimmo ad uscire di casa». Rita ha 100 anni e purtroppo ha dovuto seppellire molti dei suoi cari: «Arrivare a questa età ha i suoi prezzi da pagare. Dodici anni fa persi mio figlio, sono vedova – dice Rita – A chi perde un caro dico di non chiudersi in sé stesso. Io ho trovato consolazione nella fede che non mi ha mai abbandonato in tutta la mia vita».

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