Bollette in aumento, sale anche l’inflazione: i beni energetici incidono sul caro famiglia
CRONACA
21 febbraio 2025

Bollette in aumento, sale anche l’inflazione: i beni energetici incidono sul caro famiglia

metropolisweb

Nel mese di gennaio 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettivita’, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,6 per cento rispetto a dicembre 2024 e dell’1,5 per cento rispetto a gennaio 2024 (da +1,3 per cento del mese precedente), confermando la stima preliminare. E’ quanto emerge dal report dell’Istat sui prezzi al consumo a gennaio. L’accelerazione tendenziale e’ prevalentemente dovuta all’aumento dei prezzi dei beni energetici regolamentati (da +12,7 per cento a +27,5 per cento), ma anche all’attenuarsi della flessione di quelli dei beni energetici non regolamentati (da -4,2 per cento a -3,0 per cento) e alla lieve accelerazione dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,1 per cento a +3,3 per cento). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla decelerazione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6 per cento a +2,5 per cento). Nel mese di gennaio l’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile (a +1,8 per cento), mentre quella al netto dei soli beni energetici sale lievemente (da +1,7 per cento a +1,8 per cento). La dinamica tendenziale dei prezzi dei beni evidenzia un’accelerazione (da +0,2 per cento a +0,7 per cento), mentre quella dei servizi rimane stabile (a +2,6 per cento). Il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni si riduce, portandosi a +1,9 punti percentuali (da +2,4 di dicembre 2024). Il tasso tendenziale di variazione dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si mantiene a +1,7 per cento, mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +1,7 per cento a +2,0 per cento). L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette l’evoluzione dei prezzi degli energetici regolamentati (+14,2 per cento) e non regolamentati (+2,7 per cento), degli alimentari lavorati e non lavorati (+0,9 per cento entrambi), dei beni durevoli (+0,6 per cento), dei servizi relativi all’abitazione, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dai servizi vari (+0,4 per cento per tutti e tre). Al contrario, un effetto di contenimento della dinamica congiunturale dell’indice generale si deve alla diminuzione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-2,3 per cento). L’inflazione acquisita per il 2025 e’ pari a +0,9 per cento per l’indice generale e a +0,5 per cento per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo diminuisce dello 0,8 per cento su base mensile, per effetto dell’avvio dei saldi invernali di abbigliamento e calzature (non considerati per l’indice Nic), e aumenta dell’1,7 per cento su base annua (in accelerazione da +1,4 per cento di dicembre 2024), confermando la stima preliminare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, cresce dello 0,6 per cento rispetto a dicembre e dell’1,3 per cento rispetto a gennaio 2024.

I consumatori. “Il rialzo dell’inflazione, che a gennaio sale all’1,5%, equivale ad un aggravio di spesa pari in media a +493 euro annui per la famiglia “tipo”, +671 euro per un nucleo con due figli”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati diffusi dall’Istat.  A gennaio l’inflazione “rialza la testa, soprattutto a causa delle tensioni sul fronte dell’energia, con gli incrementi delle tariffe sul mercato regolamentato che incidono sull’indice nazionale dei prezzi – spiega il Codacons – Ma l’allarme bollette prosegue, con gli incrementi delle quotazioni sui mercati internazionali registrati nell’ultimo mese che rischiano di determinare un rincaro delle tariffe di luce e gas, con effetti negativi sull’inflazione”.  “In tema di bollette attendiamo di sapere cosa intenda fare il governo e quando sarà varato l’annunciato decreto, perché il caro-energia, se non contrastato adeguatamente, produrrà un danno alla nostra economia deprimendo i consumi ed erodendo la capacità di spesa delle famiglie”, commenta il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi. “Il caro-energia continua a tenere i consumatori in ostaggio, con effetti negativi diretti sul tasso di inflazione”. Lo comunica il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso, sottolineando che “i beni energetici regolamentati rincarano infatti del 27,5% su base annua e del +14,2% in un solo mese, mentre i prezzi dell’energia elettrica sul mercato libero salgono a gennaio del +5% rispetto a dicembre”. “Il timore è che i recenti rialzi registrati su mercati internazionali dell’energia possano portare a breve a nuovi aumenti delle bollette di luce e gas in tutti i mercati attualmente in vigore, con effetti a cascata non solo per le famiglie ma anche per le imprese”, ha aggiunto Melluso, con Assoutenti che giudica “preoccupanti i dati sull’inflazione di gennaio resi noti oggi dall’Istat”.”Per tale motivo rivolgiamo un appello al governo affinché adotti con urgenza tutti gli strumenti necessari per limitare la crescita delle tariffe dell’energia e contrastare le speculazioni sui mercati che arricchiscono pochi danneggiano milioni di famiglie e imprese”, conclude Melluso. L’Istat conferma a gennaio una accelerata del tasso di inflazione, che segna quota +1,5% su base annua, il carrello della spesa si attesta invece al +1,7%. Un andamento dovuto, ancor auna volta, all’andamento dei beni energetici, specialmente quelli regolamentati, il cui tasso passa da +12,7% a +27,5%. Con l’inflazione a questi livelli, l’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima ricadute, per una famiglia media, pari a +472,50 euro annui, di cui +103,40 solo nel settore alimentare. “Ci aspettavamo l’aumento dei prezzi al consumo di gennaio al +1,5% dall’1,3% di dicembre su cui incide la spinta deflazionistica dei beni energetici. E’ quanto dichiara Mario Resca, presidente Confimprese, commentando i dati Istat. “Si prospetta un altro anno complesso per il retail, -aggiunge – con una stima di crescita a volume pari a +0,0%, secondo i dati dell’osservatorio Confimprese-Jakala, e con particolare attenzione alla ristorazione impattata dell’incremento delle materie prime alimentari e dall’aumento del costo del lavoro, fenomeno questo generalizzato a tutti i settori di attività” dichiara Confimprese. “Non stupisce che sul carrello della spesa dei prossimi mesi gravi la ripresa dell’inflazione segnalata dal 43% degli italiani contro il 36,7% della rilevazione di ottobre 2024. Preoccupa che l’81,2% dei consumatori, il livello più alto degli ultimi 24 mesi, dichiari un sentiment negativo per il 2025” conclude.