Pace, carità e fede: «Leone XIV ha messo il messaggio di Pompei al centro del mondo»
AGORÀ
16 maggio 2025

Pace, carità e fede: «Leone XIV ha messo il messaggio di Pompei al centro del mondo»

Dialogo con Monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei e delegato pontificio del Santuario della Beata Vergine del Rosario
Raffaele Schettino

Monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei, siamo in un tempo di messaggi grandiosi e profondi che vanno colti nella loro essenza. Intanto la Chiesa ha salutato l’elezione di Leone XIV nel giorno della Supplica di Pompei. Per i fedeli è stata più di una coincidenza, è stato un disegno divino che si è compiuto, un disegno che tiene al centro del compasso Pompei e il suo messaggio di carità e di pace.

È sempre visibile, per non dire tangibile, la presenza di Dio nella storia. Lo si è visto anche in questi giorni così delicati per la Chiesa Cattolica e per l’umanità. L’otto maggio, nel corso della celebrazione della Santa Messa prima della recita della Supplica, il Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio, aveva chiesto l’intercessione della Madonna perché in Conclave fosse eletto un “Papa che rafforzi la fede in un mondo caratterizzato da un grande progresso tecnico, ma che tende a dimenticare Dio. Di certo non ci negherà la sua protezione la Madonna, che invochiamo come Sovrana del Cielo e della terra, Regina delle vittorie, Madre nostra e nostra speranza”. Nello stesso tempo, in un’intervista, il Cardinale auspicava che, rientrando a Roma, potesse assistere alla fumata bianca in Piazza San Pietro. Così è stato. Qualcuno ha parlato di profezia, io parlerei di un segno della Provvidenza che affida il Santo Padre alla Madonna del Rosario e alle nostre preghiere. Il timone della storia, al di là delle apparenze, è sempre nelle mani di Dio.

La Supplica resta un momento di riflessione, di preghiera e di speranza. Quella che si è celebrata l’otto maggio è stata storica per una serie di coincidenze provvidenziali e richiami spirituali, oltre che per la fumata bianca levatasi dal Conclave. Si celebreranno i 150 anni dall’arrivo del Quadro a Pompei, l’anno giubilare e si implora la pace in un mondo diviso da profonde fratture, nel quale, come diceva Francesco, è in atto una guerra mondiale a pezzi. 

Bartolo Longo, nella Supplica, implora pietà per le “nazioni traviate” e chiede che la Vergine, “Regina di pace e di perdono”, conceda “pace all’umana società”. La guerra è una pazzia. Lo ha detto Papa Francesco in tante occasioni. Cosa possiamo opporre a questa pazzia assoluta, che tutto distrugge e lascia sul campo solo morte e macerie? A volte si resta inermi di fronte alle notizie e alle immagini che provengono dalle decine di contesti nel mondo dove oggi si combatte: Ucraina, Terra Santa, Myanmar, Repubblica Democratica del Congo. Cosa possiamo fare noi? Si ha la sensazione di non poter far nulla perché la nostra voce giunga ai governanti. In realtà nessuno è “sollevato” dalla responsabilità di costruire la pace in ogni relazione, in ogni decisione assunta, in ogni luogo, nel far sentire la propria voce unita alle voci degli altri in ogni contesto pubblico. La pace non ha davvero bisogno di azioni eclatanti, ma è fatta di gesti semplici, talora finanche apparentemente insignificanti. A Pompei, per esempio, la pace si costruisce ogni giorno nella preghiera e nelle Opere di carità in favore dell’umanità più fragile, non volgendo mai lo sguardo dalla parte opposta rispetto allo sguardo dei sofferenti, i cui occhi vanno incrociati, le cui mani vanno toccate. Lei ha ricordato il 150° anniversario dell’arrivo del Quadro della Madonna del Rosario nella Valle di Pompei. Ogni evento che celebriamo non è solo una commemorazione. Lo stesso Anno Santo passerebbe invano se non trasformasse le nostre vite, se non ci rendesse davvero costruttori e costruttrici di pace, concordia, fratellanza. Solo con la pace è davvero tutto possibile. L’8 maggio, affacciandosi per la prima volta dalla Loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV ha pronunciato le parole di Gesù Risorto: “La pace sia con tutti voi”. “Una pace – dirà ancora – disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”. A proposito di pace, ricordo anche che il prossimo 24 maggio commemoreremo i 100 anni del Campanile. Le sue otto campane furono realizzate grazie alla fusione del bronzo dei cannoni della Prima Guerra Mondiale così che un simbolo di morte e distruzione diventò un simbolo di pace, un perenne richiamo a Dio, Signore della vita.

Per la prima volta, dal 1883, la Supplica è stata celebrata con l’aurea di santità sul suo autore. Papa Bergoglio ha firmato la canonizzazione del fondatore della Pompei cristiana ed è stato il giusto riconoscimento a una figura profetica e innovatrice. Un uomo che ha dedicato la sua vita ai giovani e che ai giovani può ancora insegnare molto. Un uomo che sarà santificato da Leone XIV, anche questo un segno divino, dal momento che fu proprio Leone XIII a sostenerne l’opera di carità nella Pompei cristiana.

Anche la tempistica va letta nella prospettiva di un disegno divino. Papa Francesco, a cui va tutta la nostra profonda riconoscenza, è entrato nella storia del Santuario: Pompei lo ha amato di un amore specialissimo. Sarà Leone XIV a presiedere la canonizzazione del Beato Bartolo Longo. Con Leone XIII ha avuto inizio la storia della Nuova Pompei mentre Leone XIV celebrerà la canonizzazione del Fondatore, il Beato Bartolo Longo. Si può dire che, l’otto maggio, lo Spirito Santo abbia soffiato forte sull’umanità e su Pompei. La pace s’insegna, fa parte del nostro bagaglio culturale sin dai primissimi anni di vita. Bartolo Longo e sua moglie Marianna Farnararo, nel 1887, insieme, inaugurarono l’Orfanotrofio femminile; nel 1992 l’Istituto per i figli dei carcerati; nel 1922 si pose la prima pietra dell’Istituto per le figlie dei carcerati. Queste Opere accolsero negli anni migliaia di bambini e adolescenti (si calcola circa 60 mila!) e, per tutti loro, Bartolo Longo fu un padre e Marianna Farnararo fu una mamma premurosa. Entrambi avevano la consapevolezza che solo un’adeguata istruzione potesse davvero formare buoni cristiani e onesti cittadini, liberi veramente, anche dall’oppressione della miseria. Liberi, direi, di essere felici. E la pace è una condizione necessaria per la felicità.

A proposito del nome scelto dal Pontefice. Quello di Leone indica già la direzione del pontificato di Prevost, il primo Papa americano. Leone XIII è stato il Papa delle encicliche del Rosario, il Papa della dottrina sociale della Chiesa che può ancora orientarci in un mondo segnato da disuguaglianze e guerre, il Papa che sostenne il principio della dignità del lavoro per l’uomo in un’epoca di fermento sociale. Sembra essere lui il Papa giusto per la Chiesa e l’umanità, proprio come avevano chiesto i fedeli in preghiera sul sagrato di Pompei.

Papa Leone XIII fu il primo Pontefice ad avere un forte legame con Pompei. Pensi che lo stesso Bartolo Longo scrisse la Supplica alla Regina del Santissimo Rosario proprio aderendo all’invito che, nella sua enciclica Supremi Apostolatus Officio (1° settembre 1883), aveva rivolto ai cattolici, esortandoli a reagire ai mali del mondo contemporaneo, e indicando nella preghiera del Rosario uno strumento sicuro per conseguire il bene spirituale della società e della Chiesa. Longo considerò le parole del Papa come una sorta di imprimatur per le iniziative avviate a Pompei, e gli scrisse per ringraziarlo dell’enciclica, che lo incoraggiava a proseguire alacremente nella costruzione del Santuario alla Vergine del Rosario e a diffonderne la devozione nel mondo. Leone XIII fu uno dei maggiori promotori del culto alla Vergine di Pompei, e nel 1901 elevò a Basilica Pontificia il Santuario – che nel 1894 era stato donato alla Santa Sede – definendolo “parrocchia del mondo”, per il grande afflusso di pellegrini. Papa Prevost ha scelto il nome di Leone XIV proprio ricordando l’opera instancabile di Papa Pecci, che guidò la Chiesa Cattolica dal 1878 al 1903. Il riferimento è soprattutto alla celebre enciclica “Rerum Novarum”, scritta al tempo della prima rivoluzione industriale. Oggi la rivoluzione deriva dall’affermarsi dell’intelligenza artificiale, che in quanto strumento non è né un bene né un male. Dipende dall’utilizzo che se ne fa. È però certo che, già ora, sta portando a una rivoluzione molto incisiva che corre il rischio di generare conseguenze pesanti sul mondo del lavoro e sull’occupazione. Il nuovo Papa ha citato la Supplica di Pompei nel suo primo discorso al mondo, ha sottolineato la necessità di generare una pace disarmata e disarmante, di vivere nel segno della fraternità, dell’inclusione e della carità. Messaggi che travalicano i principi della fede e per questo ancora più universali. Ha poi recitato l’Ave Maria, una preghiera che, allo stesso tempo, è semplice e grandiosa. Di fatto ha rimesso al centro del villaggio il ruolo di Maria e quindi della donna-madre. Leone XIII e Leone XIV sono accomunati da una profonda devozione mariana. Quanto è stato bello, l’otto maggio scorso, vedere il Santo Padre guidare la preghiera dell’Ave Maria, recitata insieme a tutto il popolo di Maria. Un grande santo, un sacerdote francese vissuto tra il Seicento e il Settecento, coniò la frase: “Ad Jesum per Mariam”. E cioè: attraverso Maria si arriva a Gesù. È lui la meta del nostro cammino, ma dove andremmo senza la Madonna? Ecco perché il Santo Padre ha messo Maria “al centro del villaggio”. Nel sabato santo, all’indomani della morte di Cristo, gli apostoli sono impauriti: si sentono soli e, senza il Maestro, provano un grande vuoto interiore. È Maria a sollevarli e a confortarli nell’attesa della gioia della Risurrezione. In Santuario mettiamo Maria e la sua maternità “al centro del villaggio” ogni giorno, nella recita del Santo Rosario, meditato quotidianamente in tutti i suoi venti misteri. Nel Rosario chiediamo aiuto contro i mali dell’umanità: la guerra, la violenza, la miseria, le sofferenze dei più deboli, in modo speciale dei bambini. Pensando a questo, sentiamo di avere la responsabilità della preghiera, che davvero può cambiare le sorti dei popoli e delle nazioni. In Santuario, sin dall’apprendere il suo nome, si è pregato per Papa Leone XIV proprio con il Rosario.

Chiudo interpretando la speranza di migliaia di fedeli: vedere Papa Leone XIV affacciarsi dalla loggia della Basilica di Pompei.

Papa Leone XIV celebrerà la canonizzazione del Beato Bartolo Longo in Piazza San Pietro. Il vederlo a Pompei, nel solco di San Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, è un auspicio di tutti noi, pur consapevoli dei continui impegni del Santo Padre nel pieno di un Giubileo ordinario. Noi possiamo pregare il Signore e la Madonna di farci questo grande dono.