Cani in vacanza e a mare: progresso e pregiudizi
CRONACA
22 luglio 2025

Cani in vacanza e a mare: progresso e pregiudizi

metropolisweb

Negli ultimi anni, il turismo pet-friendly ha conosciuto una vera e propria impennata. Sempre più strutture ricettive — alberghi, hotel, B&B, agriturismi e villaggi turistici — accolgono con entusiasmo famiglie con animali domestici, offrendo servizi specifici per cani anche di media e grossa taglia: ciotole in camera, spazi verdi recintati, dog sitter, menù dedicati e perfino spa canine.

I ristoranti si stanno adeguando, permettendo l’accesso agli animali e predisponendo tavoli all’aperto o zone riservate.Tuttavia, mentre l’ospitalità su terraferma evolve, le spiagge restano spesso indietro.

In molte località balneari italiane l’accesso dei cani è ancora vietato o fortemente limitato, e le spiagge attrezzate per gli animali — le cosiddette Bau Beach — sono poche, spesso isolate o soggette a regole rigide.

Questo crea una frattura tra l’idea di vacanza inclusiva e la realtà, soprattutto per chi viaggia con cani energici o abituati all’acqua.Al di là della carenza di infrastrutture, uno degli ostacoli principali rimane di natura culturale.

Nonostante l’aumento della sensibilità verso gli animali, c’è ancora una parte consistente della popolazione che mal tollera la presenza dei cani in spiaggia, e soprattutto in acqua.

Le lamentele più comuni riguardano l’igiene, il timore di essere infastiditi o la semplice “inadeguatezza” del cane in certi contesti pubblici.

Eppure, nella maggior parte dei casi, questi timori non sono supportati da dati oggettivi. I cani educati e seguiti dai loro proprietari non rappresentano un rischio per la salute o la sicurezza degli altri bagnanti.

Inoltre, in molti Paesi europei — dalla Francia alla Germania, fino ai Paesi Bassi — i cani sono benvenuti anche nei tratti di costa libera, purché sotto controllo.

L’Italia, invece, resta ancorata a divieti generalizzati, spesso frutto di regolamenti comunali non aggiornati o interpretati in modo rigido.

Paradossalmente, questa situazione rappresenta anche una grande opportunità mancata. Le famiglie con animali domestici sono sempre più numerose e disposte a spendere per garantire una vacanza confortevole a tutti i membri, anche quelli a quattro zampe.

Attrezzare una spiaggia con docce dedicate, zone d’ombra, accesso sicuro all’acqua e personale formato può diventare un vantaggio competitivo per molte località turistiche, in particolare quelle che soffrono la concorrenza o la stagionalità.

Alcuni esempi virtuosi già esistono: spiagge dove cani e persone convivono serenamente, spesso in contesti ben organizzati dove il rispetto reciproco è la regola principale.

Ma per superare il pregiudizio diffuso serve un cambiamento più profondo, che passi dall’educazione civica alla sensibilizzazione.Il punto centrale resta il comportamento umano.

Un cane ben gestito, educato e seguito dal proprietario non disturba, così come un bambino ben educato non rappresenta un problema in un ristorante.

È invece l’inciviltà — non raccogliere i bisogni, lasciare il cane libero e incontrollato, non rispettare le regole comuni — a creare disagio, a prescindere dalla specie.In conclusione, un’Italia più pet-friendly è possibile e auspicabile, ma per arrivarci serve una doppia responsabilità: da un lato, istituzioni e operatori turistici devono investire in accoglienza e strutture; dall’altro, i proprietari devono fare la loro parte, dimostrando che vivere con un cane significa anche farsi carico di doveri e non solo di diritti.