Scuola, gli esperti: “Bimbi in difficoltà dopo la pausa estiva in una famiglia su due”
CRONACA
26 agosto 2025

Scuola, gli esperti: “Bimbi in difficoltà dopo la pausa estiva in una famiglia su due”

metropolisweb

Dopo tre mesi di scuole chiuse, una delle pause più lunghe d’Europa, quasi una famiglia italiana su 2 segnala difficoltà di bambine, bambini e adolescenti nella ripresa scolastica, 3 su 10 notano perdita di competenze o peggioramenti relazionali. Sono alcuni dei risultati del sondaggio lanciato a luglio 2025 da WeWorld, organizzazione umanitaria attiva in oltre 20 Paesi, che insieme ai responsabili di un progetto di divulgazione dissacrante e ironico sulla maternità ha chiesto alle famiglie italiane di raccontare come vivono questa stagione. Più di 3mila risposte e quasi mille testimonianze compongono un racconto collettivo fatto di fatiche, ma anche di proposte che guardano al futuro. Dal sondaggio emerge che “la lunga pausa estiva è un tempo vuoto che ricade quasi interamente sulle famiglie, trasformandosi in un esercizio quotidiano di equilibrismo tra costi, ferie e lavoro. Ma non si tratta solo di una questione organizzativa: è una questione di diritti, benessere e pari opportunità. Quando le scuole chiudono, la conciliazione tra gestione familiare e impegni lavorativi diventa una sfida concreta per moltissime famiglie italiane. Un genitore su 20 arriva persino a rinunciare a opportunità lavorative o ad abbandonare il lavoro per far fronte alla gestione del tempo estivo”. In questo scenario, le disuguaglianze si amplificano: “i centri estivi – spiegano gli autori del sondaggio – rappresentano un’opzione troppo costosa per molte famiglie, e le alternative accessibili sono poche. Così, per molte bambine, bambini e adolescenti, l’estate rischia di trasformarsi in un tempo sospeso: senza spazi sicuri dove crescere, imparare e relazionarsi, aumentano isolamento e vulnerabilità. La situazione è ancora più critica nei contesti fragili, dove le opportunità educative e ricreative sono più scarse, o quando in famiglia è presente una disabilità”.

In base alle risposte ricevute – per la maggioranza da parte di donne – a pagare il prezzo più alto sono spesso le madri, su cui continua a ricadere in modo sproporzionato il carico del lavoro di cura. Sebbene più di 4 famiglie su 5 iscrivono figlie e figli al centro estivo, questa possibilità varia molto a seconda di dove si vive, della composizione della famiglia e della presenza di figli con disabilità. Al Sud sono 3 su 5. La spesa media è di circa 530 euro a figlio o figlia per l’intera estate, per un’iscrizione che in genere copre 4 settimane e mezzo, a fronte di una pausa scolastica che dura 13 o 14 settimane. A questa spesa si aggiungono anche altri costi per coprire il buco dei centri estivi, come babysitter o altre figure educative. Le famiglie con figli o figlie con disabilità che scelgono i centri estivi sono meno, circa 7 su 10, a causa di difficoltà di accesso o per un’offerta di servizi inclusivi ancora insufficiente. Chi non riesce a ricorrere a questa soluzione, presenta un quadro più complesso in termini di spesa. In questi casi, la spesa di: 460 euro è più alta rispetto alla media nazionale (che si attesta invece a 338 euro a figlio) di chi sceglie soluzioni alternative ai centri estivi perché probabilmente chi ha figli e figlie con disabilità deve cercare figure specializzate.Stare con amici e amiche e giocare insieme è fondamentale per la crescita di bambini e bambine e adolescenti. Non si tratta solo di divertirsi, ma anche di imparare, confrontarsi tra pari e sentirsi bene. Ma durante l’estate, molti minori in Italia perdono questa possibilità. Nel complesso, più di 4 famiglie su 10 (42%) dicono che, bambini e bambine non hanno potuto mantenere rapporti con amici e amiche durante l’estate. Se le famiglie hanno figlie e figli con disabilità, questi ostacoli spesso si sommano, amplificando le distanze, e il dato sale a quasi 6 su 10.

La lunga pausa estiva si riflette non solo sul benessere, ma anche sull’apprendimento dei bambini e delle bambine. Chi non ha accesso a opportunità educative, anche durante l’estate, è esposto anche a conseguenze sul lungo periodo come bocciature, abbandono scolastico, aumento della povertà educativa e sul cosiddetto summer learning loss. Quasi una famiglia su 2 (46%) segnala difficoltà dei figli e delle figlie nella ripresa della scuola a settembre, mentre circa una famiglia su 3 (31%) osserva una perdita di competenze scolastiche o un peggioramento nel comportamento e nei rapporti sociali. “I risultati di questo sondaggio – sottolinea WeWorld – non sono solo una fotografia dell’esistente, ma un invito all’azione. Sono state raccolte voci di famiglie che raccontano una realtà che non può più essere ignorata: l’estate, non è solo una pausa scolastica, è un periodo che amplifica le disuguaglianze. Con la campagna, insieme a Mamma di Merda, ‘Ristudiamo il calendario’, e la petizione che ha già raccolto oltre 75mila firme”, WeWorld propone di “ridisegnare il tempo scuola, per renderlo più vicino alla vita reale delle famiglie e garantire i diritti di bambini e bambine, senza ampliare le disuguaglianze. I dati raccolti servono per costruire politiche, per pretendere che la realtà di chi vive queste difficoltà ogni anno venga finalmente ascoltata. È una questione di diritti, di giustizia sociale, di non lasciare nessuna persona ai margini”.