Camorra, le mogli dei boss detenuti gestivano l’affare-spaccio tra l’Agro e i Lattari
Pagani. Ci sono le donne e i giovanissimi al centro della nuova inchiesta con cui l’Antimafia di Salerno ha definitivamente smantellato il clan Fezza-De Vivo di Pagani. Le prime avrebbero preso il posto dei compagni arrestati impartendo ordini sul da farsi dopo colloqui in carcere dove erano detenuti i conviventi, mentre i minorenni erano dediti allo spaccio e alle estorsioni.
Dopo il blitz del dicembre 2022, le indagini avevano preso origine dalle investigazioni che hanno condotto, nell’agosto 2023, alla cattura dell’ultimo degli elementi apicali del clan rimasto in libertà, Vincenzo Confessore, e alla ricostruzione della rete dei fiancheggiatori, nonché dagli approfondimenti connessi al tentato omicidio avvenuto a Pagani ai danni di un giovane spacciatore della zona, che non si era voluto sottomettere all’organizzazione per l’approvvigionamento della sostanza stupefacente.
Gli eventi hanno rappresentato l’occasione propizia per avviare indagini sull’associazione criminale fino ai nuovi arresti. in un momento di forte affanno organizzativo, tracciando le fasi della ricostituzione interna, di inglobamento di nuove forze e, soprattutto, documentando l’importante ruolo ricoperto dalle donne del clan, capaci di assicurare — su direttive e ordini degli elementi apicali detenuti — la sopravvivenza ed il funzionamento dell’organizzazione, in specie attraverso la gestione della cassa comune, con relativa spartizione dei proventi illeciti tra i sodali liberi e detenuti, nonché ponendo in essere operazioni di reinvestimento e riciclaggio dei capitali.
In tale contesto, l’organizzazione, affermando la propria forza intimidatrice attraverso la commissione di numerosi atti di violenza e minaccia realizzati dalla componente “militare”, allo scopo di trasmettere timore nella popolazione ed esercitare il controllo del territorio all’interno dei Comuni di influenza, ha acquisito il dominio delle piazze di spaccio organizzate da gruppi criminali autonomi sul territorio paganese, sia attraverso la fornitura diretta della droga da commercializzare, sia mediante il metodo dell’imposizione tangentizia mensile, alla quale erano costretti a soggiacere anche altri gruppi criminali dediti al furto e alla ricettazione di autovetture e motocicli, fenomeno criminale particolarmente sviluppato in quel territorio. Il gruppo poi avrebbe avuto un’eccellente capacità di rinnovamento del sodalizio ed un’espansione dei suoi interessi verso i comuni dell’area vesuviana finalizzata a monopolizzare il mercato degli stupefacenti anche in quelle zone.
Tale circostanza ha generato fibrillazioni con gruppi malavitosi antagonisti, sfociati in plateali pestaggi o eclatanti azioni di fuoco eseguiti dalla compagine paganese. Parallelamente è stata accertata l’esistenza di un apparato interno, qualificabile come “controllata” della più articolata associazione camorristica, dedito all’acquisto, allo stoccaggio e alla vendita di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish, proveniente in elevate quantità dall’area napoletana, destinati al rifornimento delle piazze di spaccio del territorio di influenza del clan. Tra le attività illecite sotto il controllo del clan, anche un settore criminale dei furti dei veicoli, delle estorsioni mediante la tecnica del cd. cavallo di ritorno e del riciclaggio delle auto mediante l’alterazione dei loro parametri identificativi.

