Giustizia allo sbando, oggi lo sciopero dei lavoratori precari
Oggi la Funzione Pubblica Cgil ha promosso lo sciopero, per l’intera giornata, dei 12mila lavoratori precari della giustizia: si tratta di operatori data entry, funzionari tecnici (tecnici di amministrazione, tecnici edili, tecnici contabili, tecnici IT), funzionari addetti all’ufficio per il processo che, a partire da febbraio 2022, sono stati assunti a tempo determinato grazie ai fondi del PNRR e che il 30 giugno 2026 vedranno scadere i propri contratti individuali. La loro missione era smaltire gli arretrati accumulati negli anni; la digitalizzazione di tutti gli atti di giustizia; la messa a regime dell’ufficio per il processo istituito per legge nel 2012 e mai decollato. L’arrivo di questi nuovi lavoratori ha portato ad una significativa riduzione dei tempi della giustizia, così come riconosciuto ormai da tutti, dai magistrati ai dirigenti di giustizia, dalla politica al governo. Ma il rischio di sprofondare definitivamente nel baratro dal primo luglio 2026 è una certezza se il governo, con la prossima legge di bilancio, non metterà a disposizione le risorse necessarie per la totale trasformazione di tutti i rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Lo sciopero dei precari della giustizia non è solo necessario a riconoscere la legittima aspettativa di 12mila lavoratori che chiedono certezze per il proprio futuro: è fondamentale per ridare prospettive di un lavoro dignitoso e del riconoscimento del valore e delle professionalità anche dei lavoratori già di ruolo di tutto il ministero della Giustizia, che attendono dal 2022 la definizione delle nuove famiglie professionali.
“Senza interventi strutturali effettivi” l’Italia “rischia di fallire” gli obiettivi del Pnrr e, in prospettiva, anche quello di “rendere realmente efficiente il servizio giustizia”, ma “non si potrà addossare alcuna responsabilità alla magistratura”. L’ultimo affondo dell’Anm è contenuto in un documento, approvato dal Comitato direttivo centrale, in cui si rivendicano i risultati raggiunti: “I magistrati, nella piena consapevolezza dell’importanza di questa sfida, non hanno fatto mancare il proprio contributo: grazie a un impegno straordinario, l’arretrato ultratriennale è stato abbattuto con largo anticipo rispetto alle scadenze Pnrr nei termini del 95% nel settore civile e del 25% nel settore penale” sottolinea l’Associazione che aggiunge: “Senza l’impegno quotidiano dei magistrati non sarebbe stato possibile raggiungere i risultati straordinari sull’arretrato, ma non si può chiedere all’istituzione giudiziaria di supplire a vuoti che sono innanzitutto di responsabilità politica e ministeriale”. Per le toghe “spetta al legislatore e al Governo dimostrare che l’efficienza della giustizia è davvero una priorità per il Paese e non terreno di propaganda”. Il Pnrr è considerato “un’occasione storica per costruire una giustizia più efficiente, moderna e sostenibile. Se oggi si ricorre a strumenti emergenziali – attacca l’Anm – è perché quello spirito originario non ha trovato effettivo spazio”. Per l’Associazione nazionale magistrati sono “necessarie scelte strutturali e coraggiose”. Tra queste ne vengono elencate cinque: coperture degli organici dei magistrati e del personale amministrativo (“se i magistrati mancanti erano 1.126 nel 2019, oggi le vacanze superano le 1.800 unità, pari a oltre il 17% della pianta organica, la carenza di personale è drammatica e strutturale e si aggira intorno al 40%” sostengono); razionalizzazione della geografia giudiziaria e revisione delle piante organiche; stabilizzazione dell’ufficio per il processo e, infine, dotazioni informatiche efficienti e applicativi funzionali alle esigenze processuali. Intanto l’Associazione dei magistrati è scesa ieri in campo ufficialmente per la campagna referendaria sulla separazione delle carriere. È nato a Roma un Comitato “a difesa della Costituzione e per il ‘No’ al referendum”. Lo scopo, recita lo statuto, è quello “di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi derivanti dalla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere e sull’importanza di preservare l’attuale sistema di garanzie dei diritti dei cittadini e quindi di promuovere la vittoria del no al referendum costituzionale”. Il Comitato potrà inoltre decidere di partecipare a ogni iniziativa culturale, mediatica e di informazione sul referendum. E’ aperto a tutti i cittadini ma non a esponenti di partito o a ex politici. Il presidente esecutivo è Antonio Diella, la vicepresidente vicaria Marinella Graziano, mentre il vicepresidente e segretario è Gerardo Giuliano. Entro 60 giorni sarà eletto un presidente onorario. Tra i soci costituenti c’è il presidente dell’Anm Cesare Parodi. E torna a ribadire l’importanza della riforma il vicepremier Matteo Salvini. “E’ fondamentale – sottolinea in collegamento alla festa dell’Udc – Anche i giudici se sbagliano devono pagare come pagano gli altri”. Sulla stessa scia il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri che parla di riforma “più che giusta”.

