Quando Beppe Grillo tuonò: «Arrestate me, non mio figlioı
CRONACA
22 settembre 2025

Quando Beppe Grillo tuonò: «Arrestate me, non mio figlioı

metropolisweb

Cagliari. A battere tutti sul tempo è Beppe Grillo. Il processo è ancora lontano, siamo nei giorni in cui la gup del tribunale di Tempio Pausania sta per decidere se rinviare a giudizio il figlio Ciro e tre suoi amici genovesi.

L’accusa è di quelle che lasciano il segno su quattro ragazzi di appena 19 anni: violenza sessuale di gruppo su due giovani donne. E’ l’estate del 2019. E nei successivi due anni si scriverà poco sul caso che coinvolge Grillo jr e compagni. Esploderà letteralmente il 19 luglio 2021, quando il fondatore del M5s utilizza il suo blog e i suoi canali social per diffondere un video in cui difende strenuamente il figlio: è lui il primo avvocato di Ciro. Innanzitutto, sposta l’obiettivo sulla sua persona: “Ormai sono due anni, sono stufo – tuona – Se dovete arrestare mio figlio, perché non ha fatto niente, allora arrestate anche me perché ci vado io in galera”.

L’allora garante dei cinquestelle ricostruisce così i fatti contestati, avvenuti secondo la Procura la notte tra il 16 e 17 luglio 2019 nella villetta della famiglia Grillo a Porto Cervo: “C’è un video, passaggio per passaggio, e si vede che c’è la consensualità: un gruppo che ride, ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande sono quattro cog…, non quattro stupratori”. “Perché non li avete arrestati? – si accalora Grillo – Perché vi siete resi conto che non è vero niente, non c’è stato niente perché chi viene stuprato fa una denuncia dopo otto giorni e vi è sembrato strano. È strano”. I genitori della giovane donna affidano le loro parole all’avvocata Giulia Bongiorno, che col M5s era al governo in quota Lega ai tempi del primo governo Conte.

“Il tentativo di fare spettacolo sulla pelle altrui è una farsa ripugnante – affermano – Cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, cercare di sminuire e ridicolizzare il dolore sono strategie misere”. Dal M5s trapela imbarazzo. Qualcuno si rende conto che il videomessaggio di Grillo lascia poco spazio di manovra: cosa succederà di fronte al rinvio a giudizio? Ma ci sono anche dichiarazioni di solidarietà. Ecco Paola Taverna, vicepresidente del Senato: “Da mamma gli sono vicina”. Ed ecco l’ex Alessandro Di Battista: “Sei un papà e ti capisco. Spero che tutto si possa chiarire e alla svelta”. La presidente dei deputati di Italia Viva, Maria Elena Boschi, chiede alle donne del M5s di dissociarsi da Grillo. Risponde Alessandra Maiorino: “Abbiamo votato la legge sul codice rosso, il Pd all’epoca si è astenuto. Abbiamo inasprito le pene in materia di violenza sulle donne. Il limite temporale che una donna ha per denunciare è ancora troppo basso e quindi potremmo estenderlo”. Il reggente Vito Crimi cerca di metterci una toppa esprimendo solidarietà a Grillo e fiducia nel giudizio della magistratura. E dal Pd definiscono le parole di Grillo “totalmente inaccettabili, anzi indecenti” (Alessia Morani), “vergognose e misogine” (Enza Bruno Bossio), “ripugnanti” (Alessandra Moretti).