Castellammare, omicidio Covito: scagionato il boss Luigi Di Martino
Omicidio di Tommaso Covito, scagionato il boss Luigi Di Martino alias ‘o profeta accusato dall’Antimafia di essere l’esecutore materiale del delitto del 12 novembre del 2000. In accoglimento delle questioni giuridiche introdotte dagli avvocati Marcello Severino e Dario Vannetiello, il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Napoli ha emesso una sentenza di non luogo a procedere per Luigi Di Martino, ritenuto reggente per diversi anni del clan Cesarano di Ponte Persica. Le fonti di prova erano pesanti e numerose: ad accusarlo vi erano i familiari della vittima, cinque collaboratori di giustizia ed intercettazioni. Il processo si è svolto con il rito abbreviato con la Dda che durante la requisitoria ha chiesto l’ergastolo. Ma il gup in sentenza ha dichiarato il non luogo a procedere. È stata dichiarata anche la perdita di efficacia della custodia cautelare in carcere, seppur Di Martino rimane detenuto per altre condanne passate in giudicato, tra cui un altro ergastolo già definitivo. Ora l’Antimafia potrà chiedere un supplemento d’indagine a carico del boss, mentre in Corte d’Assise sta andando avanti il processo che vede alla sbarra, sempre con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso, Gennaro D’Antuono. E’ il 12 novembre del duemila quando Tommaso Covito è alla guida della sua auto, una Volkswagen Polo. Sta percorrendo via Petraro a Santa Maria la Carità quando vengono avvicinati da due sicari in sella a una motocicletta che esplodono tre colpi di pistola, centrando alla testa e al torace Covito, senza dargli scampo. Poi i killer accelerano e scompaiono nel buio. Secondo l’Antimafia a sparare materialmente Covito sarebbe stato Luigi Di Martino (che ora è stato nei fatti scagionato), mentre la moto sarebbe stata condotta da D’Antuono. L’omicidio, secondo gli investigatori fu commesso nell’ambito della faida tra il clan Cesarano e un nuovo gruppo scissionista che in quel periodo si stava formando tra i quartieri Moscarella e Cmi, ed era composto prevalentemente da persone che a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e Novanta avevano militato tra le file del clan di Mario Umberto Imparato e poi erano transitati per la cosca di Ponte Persica. Sono state le rivelazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano, ex killer del clan D’Alessandro, a permettere nel 2020 di riaprire le indagini sull’omicidio di Tommaso Covito, detto “zione”, che fu ammazzato all’età di 27 anni. Un’inchiesta che però ha avuto diverse battute d’arresto già di fronte al tribunale del Riesame. Infatti Gennaro D’Antuono fu scarcerato e tutt’ora sta seguendo il processo in corte d’assise a piede libero. Per Luigi Di Martino arrivò la conferma delle accuse sia al Riesame che in Cassazione. Il boss però è stato assolto ieri al processo.

