Castellammare. Spiagge libere e lidi, la maggioranza si spacca sul nuovo Piano
CRONACA
27 settembre 2025

Castellammare. Spiagge libere e lidi, la maggioranza si spacca sul nuovo Piano

Metropolis

Castellammare. Il Piano spiagge approvato dalla giunta lo scorso marzo, che lunedì sarà esaminato dal consiglio comunale, continua a far discutere. Nemmeno con l’audizione dell’assessore Giuseppe Guida davanti alle tre commissioni riunite (Urbanistica, Bilancio e Politiche Sociali) si è riusciti a trovare una quadra. Il primo dato è certo: il documento approvato dalla giunta guidata dal sindaco Luigi Vicinanza conteneva degli errori, perché era errato il calcolo dei metri quadrati di spiaggia da destinare ai privati, attraverso le concessioni, e quelli invece da lasciare alla libera fruizione. Nel corso dell’audizione di ieri, l’assessore Guida ha provato a mettere una pezza presentando una nota che alcuni consiglieri comunali di maggioranza hanno subito trasformato in un emendamento da portare in aula lunedì, proprio per correggere gli errori. La proposta è questa: dal calcolo vanno scorporati i 26mila metri quadrati di arenile dati in concessione a Marina Stabia (con proroga fino al 2080), che erroneamente erano stati inseriti in quelli da destinare alla libera fruizione. Con questa modifica secondo quanto si legge nell’emendamento, il Comune riserverebbe ai privati il 39 per cento della costa stabiese, mentre l’altro 61 per cento verrebbe destinato alla libera fruizione. Ampiamente dentro i criteri imposti dalla legge regionale che fissa a un minimo del 30 per cento le spiagge da lasciare alla libera fruizione.

La minoranza

La tesi dell’assessore e di una parte della maggioranza però non convince tutti. Tra le file della minoranza è Antonio Alfano a ritenere che «l’amministrazione sta agendo con superficialità e rischia di portare in aula un provvedimento rattoppato, sbagliato, che non fa chiarezza sulle percentuali di spiaggia libera di cui effettivamente possono usufruire i cittadini e nemmeno di quelle eventualmente da poter dare in gestione compiendo scelte politiche chiare e senza secondi fini». «In commissione ci è stata portata una proroga della concessione a Marina di Stabia fino al 2080, ma mancano gli elaborati della concessione originaria», continua Alfano che spiega «non si tratta di un passaggio banale, perché ci sono in ballo cinquemila metri quadrati di spiaggia per i quali non si capisce se ci sono autorizzazioni o meno all’utilizzo da parte del privato». E non è tutto: «Perché i tratti di litorale occupati da Fincantieri, Maricorderia o da una struttura ricettiva di Pozzano non li ritroviamo nel calcolo di spiagge che sono in concessione ai privati? Non possono certo essere considerati di libera fruizione», afferma Alfano concludendo «la mia posizione è chiara: dobbiamo lasciare il cinquanta per cento delle spiagge alla libera fruizione e l’altra metà affidarla eventualmente in concessione, ma a questo calcolo possiamo arrivare solo dopo aver fatto una ricognizione vera della situazione attuale». L’allarme che viene lanciato, di fatto, è che ricalcolando l’effettiva occupazione di tratti di costa, si riduce di parecchio la percentuale di metri quadrati di spiaggia che sono destinati alla libera fruizione.

I dissidenti

Un dubbio che si fa largo anche tra le file della maggioranza. «Quello presentato in commissione è un emendamento papocchio, non è per niente esaustivo e a mio modesto parere è carente di contenuti politici oltre che tecnici», ci va giù pesante il consigliere comunale di Base Popolare, Maurizio Apuzzo. «Questo provvedimento dovrebbe valutare la consistenza (dimensione e tipologia) delle aree demaniali litoranee esistenti sul territorio, dal confine con Vico Equense fino a Marina di Stabia, considerando anche aree specifiche come quelle in concessione a Fincantieri, a Maricorderia, e quella collegata alla ex Colonia Ferrovieri, che non si possono considerare pubbliche», dice Apuzzo che aggiunge «discorso a parte poi meritano le tre concessioni (Palombara ex Calcina e Rotonda) che per le modalità e la tipologia di servizio offerto oltre che per la durata della concessione stessa, sembrano più stabilimenti balneari che spiagge libere attrezzate». Per Apuzzo di fatto non ci si può limitare a dire che viene garantito il libero accesso sull’arenile dalla villa comunale fino a via De Gasperi, anche perché «se si prevedono aree con finalità ludico-sportive, area eventi, per i cani e giardino mediterraneo, diminuiscono i metri quadrati destinati alla balneazione».    L’esponente di Base Popolare ammonisce: «Ci dovrebbe essere una discussione politica, inoltre, di quale percentuale sia da applicare nella definizione del rapporto pubblico/privato, quali aree mettere a bando per il rilascio di nuove concessioni e dove. Manca una visione politica, una guida chiara, una discussione che tenga dentro tutti gli attori interessati a partecipare, a partire dai cittadini». @riproduzione riservata