Frodi informatiche: 21 indagati e sequestri per un milione. A Torre del Greco la base operativa della gang
CRONACA
1 ottobre 2025

Frodi informatiche: 21 indagati e sequestri per un milione. A Torre del Greco la base operativa della gang

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Una vera e propria rete criminale, con centrale operativa all’ombra del Vesuvio e «manodopera specializzata» in provincia di Caserta e Salerno. Una holding specializzata in truffe informatiche e riciclaggio di denaro, con a capo tre «pirati del web» di Torre del Greco con base tra via Carbolillo e il quartiere Sant’Antonio. È il cuore dell’inchiesta – condotta dai carabinieri del comando provinciale di Genova con il supporto della Sezione Criptovalute e dei Nas di Napoli e Salerno – a carico di 21 indagati, capaci di mettere a segno frodi per un valore stimato dagli investigatori vicino al milione di euro.

La denuncia nel 2023

L’inchiesta è partita dalla denuncia di un genovese, vittima nel dicembre 2023 di una frode da 113.000 euro. Attraverso la tecnica dello smishing – SMS ingannevoli spacciati per avvisi bancari – la vittima era stata indotta da un finto operatore a effettuare bonifici su conti intestati agli indagati. Da lì, gli investigatori hanno scoperto una vera associazione a delinquere, attiva su tutto il territorio nazionale. Diciotto dei ventuno indagati agivano tra Napoli, Salerno e Caserta, con ruoli centrali affidati a otto «specialisti» di Torre del Greco. I vertici – A.S.U. (37 anni), D.U. (18 anni) e L.M. (30 anni) – operavano insieme ai titolari di un negozio di materiale informatico del quartiere Sant’Antonio, P.P. (41 anni) e A.T.P. (35 anni), dove venivano «monetizzati» i proventi illeciti tramite compravendita di criptovalute. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di 960.000 euro in contanti, 31.000 euro in cripto (Bitcoin, Ethereum, USDT), 50 cellulari e 50 SIM card, carte di credito intestate a prestanome, monili in oro per 25.000 euro, oltre a un jammer e a rilevatori di frequenze per intercettazioni ambientali.

Gli anabolizzanti

Ma l’attività illecita non si fermava al solo smishing: uno degli indagati gestiva anche un laboratorio per la produzione di sostanze anabolizzanti, sequestrato insieme a farmaci, macchinari e materiale chimico. Secondo gli inquirenti, la zona tra via Carbolillo e Sant’Antonio rappresentava il cuore pulsante dell’organizzazione. Un’area già nota alle forze dell’ordine per la presenza, da anni, di gruppi specializzati in truffe informatiche. Una «filiera del crimine digitale» che, sotto copertura di attività commerciali lecite, operava con strumenti tecnologici avanzati e capacità operative complesse. L’indagine – coordinata dalla Procura di Napoli – ha permesso di disarticolare una struttura criminale moderna e interconnessa, che usava le nuove tecnologie per colpire vittime in tutta Italia. E ha acceso di nuovo i riflettori su Torre del Greco, sempre più al centro delle rotte del crimine informatico.

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