La Global Sumud Flotilla ha vinto, il mondo non è rimasto a guardare come accadde con l’Olocausto
YOUNG
4 ottobre 2025

La Global Sumud Flotilla ha vinto, il mondo non è rimasto a guardare come accadde con l’Olocausto

Angela Conte

I bambini della Striscia che piangono mentre tendono le ciotole per una razione di cibo. Le urla strazianti del giornalista Abdel Rahim Khud che cerca i suoi familiari rimasti uccisi in un raid. Il «prima» e il «dopo» le bombe a Gaza City, con i fantasmi che vagano su montagne di macerie. Sono le immagini di una realtà tragica, lo specchio dentro il quale abbiamo visto riflesso il lato disumano del mondo. All’improvviso abbiamo compreso tutti i nostri limiti e la pochezza dell’indifferenza. Ciò che ci è arrivato da Gaza, grazie ai mezzi di informazione liberi e indipendenti, ci ha provocano quel primordiale sentimento di indignazione davanti al quale è stato quasi naturale mobilitarsi in massa. In questo contesto è nata, s’è sviluppata e si è imposta la Global Sumud Flotilla, la gigantesca missione umanitaria per Gaza: un numero massiccio di imbarcazioni con la bandiera della Palestina legata agli alberi tra le onde del Mediterraneo per dire basta al genocidio e per risvegliare le coscienze. Un obiettivo raggiunto, quest’ultimo, visto che proprio mentre le barche sono finite nelle mani dell’esercito israeliano e gli attivisti trasferiti in carcere in attesa dell’espulsione, stiamo vivendo un week-end caldissimo con centinaia di manifestazioni in piazza per implorare la pace.La Global Sumud Flotilla è stato un progetto umanitario partito dal basso, che innegabilmente ha assunto delle sfumature politiche ma che ha sempre conservato una vocazione pacifica. A bordo non è mai stata imbarcata un’arma, nelle stive e nei gavoni sono stati caricati soltanto generi alimentari e strumenti utili alla sopravvivenza in navigazione.

Eppure, c’è chi ha strumentalizzato il fine, chi ha tentato di inquinare i pozzi finendo per offrire argomenti utili alla sponda israeliana che ha ordinato di non forzare il blocco navale piazzato al largo della Striscia, pena l’arresto degli attivisti o, peggio, l’affondamento delle barche. Il governo italiano, come altri governi europei, s’è preoccupato di frenare l’avanzata in nome della sicurezza.

Ha inviato unità della marina militare verso la flotta per recuperare chiunque volesse accogliere l’appello di desistere per non mettere a repentaglio la propria vita e i rapporti internazionali.

Secondo molti attivisti, dietro le preoccupazioni politiche si sono mosse altre motivazioni. Anche alla luce di alcune dichiarazioni inopportune dei leader di centrodestra, molti attivisti hanno iniziato a pensare ad una strategia internazionale pro-Israele messa in campo per bloccare la flottiglia della speranza. E qualcuno ha iniziato a parlare di «sabotaggio». Una diatriba che di fatto ha rischiato di sminuire la portata grandiosa della protesta. Una manifestazione clamorosa di impegno civile e di mobilitazione a sostegno del bene comune e della pace. Inevitabilmente, complice la logica da stadio che alimenta i social network, l’Italia s’è spaccata in due fronti. Da una parte chi ha messo in dubbio le vere intenzioni della missione, sottolineando «l’irresponsabilità» di voler ad ogni costo forzare un blocco navale, legale o meno che fosse, con il rischio di innescare una guerra. Dall’altra, chi ha provato sentimenti di indignazione per la mancanza di appoggio delle istituzioni. Uno scenario nel quale abbiamo rischiato di percedere di vista il focus stesso della missione. Partiamo da un assunto: gli obiettivi della Global Sumud Flotilla dovrebbero mettere tutti d’accordo: «Stop al genocidio». «Stop alle bombe e ai missili ». «Stop alla deportazione». «Stop al sangue innocente dei bambini».

La mobilitazione è stata necessaria per due motivi. Il primo è l’insopportabile indifferenza che per anni ha reso possibile la degenerazione della questione palestinese. Il secondo: ha rischiato e rischia di fallire la strada della diplomazia, e qui bisognerebbe aprire un’altra discussione per capire se pesa più l’incompetenza o la malafede che in ogni caso alimenta ogni focolaio di guerra. Ma se sull’obiettivo umanitario, sulla genuina sincerità di buona parte della Flottiglia non dovrebbero esserci spaccature, né dubbi, è lecito ragionare sull’aspetto emotivo, interrogandosi fino a che punto è giusto che l’ideologia prenda il sopravvento offuscando il fine fondamentalmente condiviso e finendo per essere scoglio insormontabile per il dialogo. La Freedom Flotilla Coalition (Ffc) non nasce oggi: a partire dal 2006, la Global Sumud ha portato a termine molte missioni umanitarie per liberare il popolo palestinese. In particolare s’è battuta più volte per cancellare il blocco navale che Israele impone alla Striscia in acque territoriali che non le appartengono. Il primo tentativo di forzare il blocco fu nel 2010 con 600 attivisti sulla Mavi Marmara: 10 persone persero la vita a causa dell’abbordaggio israeliano. Anche sulla base dei trascorsi, il presidente Mattarella aveva chiesto di lasciare gli aiuti a Cipro, di non forzare il blocco per il rischio di un’escalation di tensione internazionale.

Un blocco navale non è di per se illegale, lo diventa quando la popolazione assediata non è più adeguatamente rifornita di mezzi di sussistenza. Non si può creare un blocco navale per portare alla fame un popolo, per ridurlo ad una vita di stenti. Per costringerlo a piegarsi. Su questa base, il blocco a Gaza istituito dal 2009 non rispetta il diritto internazionale. Il problema di fondo è quello che tiene aperto il conflitto da decenni: lo stato della Palestina non è riconosciuto da Israele che considera i «vicini» complici del terrorismo e delle azioni sanguinarie di Hamas.La Flotilla ha puntato a forzare il blocco per dare un segnale, per urlare al mondo un’ingiustizia. E se questo era l’obiettivo, la missione è riuscita. Lo slogan «All eyes on flotilla», derivante da «All eyes on Gaza» è diventato emblematico. Tutto il mondo ha voltato lo sguardo sulla Palestina assediata e distrutta. Anche i governi, tanto che si parla di un piano di pace.E allora, al di là delle polemiche e delle ideologie, ci interessa dire che la Global Sumud Flotilla ha vinto: che nessuno potrà dire che l’umanità è rimasta a guardare come accadde con l’Olocausto degli ebrei.