Ada ha il permesso di togliersi la vita: «La Sla ha perso, scelgo io di morire»
“La Sla ha perso, io ho vinto”. Ada ha 44 anni, ed è di Portici, popoloso comune alle porte di Napoli. Fino a un anno fa era operatrice socio sanitaria. Una vita bella, piena di amicizie e intensa. Poi la terribile diagnosi: Ada è affetta dalla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica in una delle sue forme più devastanti. Inizia lì la sua battaglia: Ada non vuole diventare un vegetale, non vuole pesare sulla sua famiglia, non vuole essere un peso nè per se stessa, nè per chi si sta occupando di lei. Così sceglie di combattere ancora. Ma non contro la malattia che è senza cura, un’inappellabile sentenza di morte. Ma contro chi le vuole impedire di porre fine alle sue sofferenze quando vorrà. E’ così si rivolge all’ associazione Luca Coscioni per ottenere il diritto al suicidio assistito, e dopo mesi vince la sua battaglia. Ieri, l’Asl Napoli 3 Sud ha comunicato a lei e a un’altra sua assistita che come lei aveva chiesto di accedere alla procedura di suicidio medicalmente assistito, i pareri favorevoli del Comitato etico territoriale Campania 2, “emessi in tempi brevissimi a seguito delle relazioni trasmesse dalla Commissione tecnica multidisciplinare permanente istituita dall’azienda all’esito delle rispettive visite domiciliari”, sottolinea l’azienda sanitaria in una nota. L’Asl Napoli 3 Sud, ora, sta organizzando le modalità di attuazione delle procedure di auto somministrazione dei farmaci nelle modalità più idonee alle condizioni cliniche delle pazienti e nel rispetto della loro dignità umana. “I percorsi, poi, dovranno essere condivisi con le istanti e con i relativi medici di medicina generale, nel rispetto delle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale con le sentenze 242/2019, 1357/2024 e 66/2025”, avverte l’Asl. Ma la battaglia di Ada parte da lontano: la prima domanda di accesso alla procedura di suicidio medicalmente assistito di Ada era stata respinta dall’Asl Napoli 3 Sud in quanto “non sussistevano due dei quattro requisiti previsti dalle sentenze della Consulta. Senza esporsi pubblicamente Ada, col nome di fantasia di Colette, aveva iniziato la sua battaglia silenziosa accompagnata da sua sorella Claudia che è stata la voce in queste settimane. Ieri ha accolto con gioia quella che sarà la sua decisione: morire per non soffrire inutilmente: “Dopo mesi di attesa e di battaglie, il Comitato etico ha espresso parere favorevole alla mia richiesta. Non ci sono parole adatte a descrivere il mio stato d’animo, ma proverò a rendere l’idea. Quando ho letto le parole ‘parere favorevole’, ho sentito letteralmente un peso scivolare dalle mie spalle. La Sla ha perso, io ho vinto. Non trascorrerò nemmeno un minuto in più ad avere paura di ciò che può farmi. Da oggi esiste solo il presente, e ogni giorno è prezioso. Da oggi sono legalmente padrona della mia vita e del mio corpo. Auspico la stessa serenità per tutte le persone che affrontano la mia stessa condizione, e che ogni essere umano possa un giorno esercitare questo diritto senza dover lottare fino all’ultimo respiro. Grazie a chi mi ha ascoltata, sostenuta e accompagnata in questo percorso”, fa sapere Ada. In questi mesi, nei quali Ada ha combattuto contro la Sla e contro la burocrazia, ha ricevuto l’appoggio e il sostegno dell’associazione Luca Coscioni che si occupa di situazioni come queste. “Ada non riceve semplicemente un parere favorevole: ottiene il pieno riconoscimento del suo diritto costituzionale a decidere sul proprio corpo e sulla propria vita. L’Asl, dopo l’accordo raggiunto in Tribunale di Napoli, ha applicato in modo corretto e completo la sentenza Cappato e le successive decisioni della Corte, procedendo con le verifiche previste e avviando le fasi successive – scrive l’avvocata Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio legale di studio e difesa di Ada – questo percorso dimostra che, quando le istituzioni rispettano la legge, è possibile garantire alle persone malate un diritto che non è un privilegio, ma una scelta libera e consapevole, riconosciuta dal nostro ordinamento”. Dopo il diniego da parte della Asl, Ada, aveva presentato, tramite il collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, un ricorso d’urgenza al tribunale di Napoli. Durante l’ultima udienza con l’azienda sanitaria si era concordata una nuova valutazione delle sue condizioni. Negli scorsi giorni, Ada aveva deciso di uscire dall’anonimato, raccontando la propria situazione in un video. A leggere le sue parole, la sorella Celeste poichè Ada, colpita dalla Sla diagnosticata lo scorso anno, non riesce più a parlare, così come non riesce più a camminare e ha bisogno dell’assistenza continua dei suoi familiari per svolgere qualsiasi tipo di attività. Senza i suoi caregiver non potrebbe alimentarsi, bere, assumere la terapia farmacologica ed espletare le sue funzioni vitali, morirebbe di stenti e in modo atroce e doloroso.

