Castellammare. Manifesti di Giorgia Meloni a testa in giù, il sindaco: «Degrado culturale»
«Una cosa sono le idee, le posizioni politiche e il confronto democratico; un’altra sono l’utilizzo di squallide immagini che rievocano un passato buio della nostra storia e che non deve tornare. Il confronto democratico è altro: la violenza simbolica non è dissenso, è solo mancanza di rispetto e degrado culturale. Una vergogna» – è quanto dichiara Luigi Vicinanza, sindaco di Castellammare di Stabia, commentando i manifesti comparsi in città e che raffigurano Giorgia Meloni a testa in giù. Nei manifesti comparivano anche le scritte “complice del genocidio” e “serva degli Usa”, accompagnate da un simbolo dell’estrema sinistra. A sollevare il caso ed a tirare in ballo il primo cittadino era stato il circolo stabiese di Fratelli d’Italia, coordinato da Giovanni De Angelis. «Riteniamo che sia assolutamente inaccettabile il manifesto raffigurante il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a testa in giù apparso nel rione Annunziatella, a Castellammare di Stabia. In basso al manifesto il logo Carc nel quale appare il simbolo della falce ed il martello. Il Carc è un movimento comunista che risulta protagonista di condotte antagoniste e verbalmente violente, dalle quali la sinistra stabiese non ha mai preso le distanze. Questo gravissimo episodio è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi verbali e figurativamente violenti consumatisi in Città contro il Governo, il mondo politico della Destra ed in generale contro chiunque non la pensi come siffatti signori. Ci preoccupa, ancora di più, In tal senso il silenzio assordante da parte del Sindaco Luigi Vicinanza il quale non solo non prende le distanze da questi comportamenti violenti e antidemocratici ma addirittura si trattiene dal condannali. In diverse occasioni, negli ultimi tempi, siamo stati costretti a denunciare agli organi competenti alcuni comportamenti politici irriprovevoli, figli di una ideologia che ha provocato nel mondo solo lutti, miserie e sopraffazioni. Riteniamo che non si possa più accettare questo linguaggio e queste raffigurazioni di odio politico feroce e antidemocratico che minano i valori della Costituzione». «Ciò che preoccupa è il messaggio politico e simbolico: rovesciare il volto del Presidente del Consiglio non è satira, è odio. È la rievocazione di una violenza che l’Italia dovrebbe aver imparato a non celebrare mai più. Giorgia Meloni governa perché ha vinto le elezioni e in democrazia, questo significa una sola cosa: la volontà del popolo va rispettata. Si può contestare, si può dissentire, si può manifestare — ma non si può invocare la “cacciata” di un governo legittimamente eletto, né ricorrere a immagini che evocano l’umiliazione e la vendetta. Chi oggi mette la Meloni a testa in giù, domani potrebbe farlo con chiunque altro. E allora non si tratta più di libertà di pensiero, ma di intolleranza politica. Questa non è opposizione, è degenerazione. È la resa di una sinistra estrema che, smarrita ogni linguaggio democratico, sceglie la provocazione come unico argomento. Il centrodestra ha vinto. La Meloni governerà finché gli italiani non decideranno diversamente. Chi non accetta questo principio non difende la democrazia: la calpesta. Perché quando si appendono le idee a testa in giù, la prima a morire non è una persona: è la libertà», aveva invece scritto Mario D’Apuzzo.

