Omicidio di Boscoreale, il killer di Pasquale Nappo: «Mi pento di ciò che ho fatto»
CRONACA
6 novembre 2025

Omicidio di Boscoreale, il killer di Pasquale Nappo: «Mi pento di ciò che ho fatto»

Antonio Di Martino

«Mi pento di ciò che ho fatto». Con queste parole Giuseppe Esposito, 18 anni, ha rotto il silenzio davanti al giudice durante l’interrogatorio di questa mattina per l’omicidio di Pasquale Nappo, suo coetaneo, ucciso nella notte tra sabato 1 e domenica 2 novembre in piazza Pace a Boscoreale. L’incontro si è trasformato in un momento denso di tensione e rimorso.

Il giovane, assistito dall’avvocato Mauro Porcelli, ha ribadito la propria versione dei fatti, sostenendo che la tragedia sia nata da un litigio tra ragazzi e non da dinamiche legate alla criminalità organizzata. La difesa ha infatti contestato l’aggravante della modalità mafiosa, sottolineando che Esposito non appartiene a nessun clan e che l’episodio non presenta connotazioni camorristiche.

Al centro del dibattito anche l’accusa di premeditazione: secondo Porcelli, non si tratta di un delitto pianificato, ma di un gesto impulsivo scaturito da un momento di rabbia. Non c’è stata premeditazione ma preordinazione, ha ribadito il legale. Esposito, accompagnato da Antonio Abbruzzese, seppur giunto sul luogo dell’omicidio armato e con la targa del motorino occultata non sarebbe arrivato in piazza Pace con l’intendo di uccidere. Una linea difensiva che, se accolta, potrebbe far decadere l’accusa di premeditazione e comportare pene più lievi per il giovane.

Durante l’interrogatorio, Esposito ha confermato quanto già dichiarato nelle fasi iniziali delle indagini, aggiungendo una dichiarazione spontanea: da quando è in carcere, avrebbe maturato piena consapevolezza della gravità del suo gesto. «Sono giorni che ci penso e sto male. Ho capito l’errore, ho tolto la vita a un altro ragazzo e me ne pento», avrebbe detto con voce rotta, lasciando emergere un pentimento che, per quanto tardivo, rappresenta la prima crepa nella corazza di un giovane ora costretto a confrontarsi con il peso irreversibile della violenza.