La strage silenziosa per il lavoro: in cinque anni sono morti 74 ragazzi
La tragedia sulla strada dei Fori Imperiali di Roma, con un operaio morto per il crollo parziale della Torre dei Conti, è l’ennesima ferita in una normalità ormai insopportabile. La normalità delle morti sul lavoro, che purtroppo abbiamo iniziato ad accettare come se fossero inevitabili. Quasi un effetto collaterale, una rassegnazione che anestetizza lo sdegno. Secondo i dati Inail, nel 2024 si sono registrate 797 vittime “sul lavoro” e altre 280 “in itinere”, ovvero durante il tragitto casa-lavoro. Significa che oltre mille vite sono state spezzate in un solo anno. E la tendenza dei numeri del 2025, ormai agli sgoccioli, non è certo incoraggiante.
Si tratta di una vera emergenza nazionale che riguarda tutte le regioni. In Campania, per esempio, i numeri del 2024 raccontano di circa 22mila infortuni denunciati e oltre cento decessi. E dicono anche che, nei primi sette mesi del 2025, si contano già 59 morti contro i 48 dello stesso periodo del 2024. Ma c’è un aspetto che rappresenta un dramma nel dramma: un terzo delle vittime ha meno di 35 anni, il che significa che le sciagure si avvicinano pericolosamente a chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro. Non a caso, tra i caduti sul campo ci sono tanti giovani appena arrivati nel mondo del lavoro, magari al primo contratto, oppure con la formula dello stage, del tirocinio o delle attività stagionali. Spesso si tratta del primo impiego part-time o, peggio ancora, di un lavoro in nero, senza alcuna garanzia. I numeri freddi e inconfutabili contenuti in un rapporto pubblicato da Unicef Italia dicono che, tra il 2017 e il 2021, sono morti 74 ragazzi sotto i 19 anni sul lavoro. Di questi, 67 avevano tra i 15 e i 19 anni, e 7 erano addirittura sotto i 14.
Nel corso del 2023, i lavoratori minorenni erano 78.530, e ancora oggi molti di loro si muovono tra uffici, magazzini, cantieri o campi agricoli senza conoscere davvero i rischi a cui sono esposti. Insomma, una strage insopportabile, altro che rito di passaggio verso l’indipendenza personale, verso l’autonomia, verso la costruzione dei propri sogni. Ecco perché la lunga scia di sangue sui posti di lavoro deve essere un tema al centro dell’interesse di noi ragazzi. Ecco perché lo affrontiamo nelle pagine di Metropolis Young. Parliamo di noi, in fin dei conti: di operai, apprendisti, rider, addetti alla logistica. I settori più colpiti lo confermano: edilizia, trasporti, logistica, agricoltura. Per esempio, nei primi dieci mesi del 2024 si contavano circa 141 decessi nelle costruzioni, 122 nella manifattura, 103 nel trasporto e nella logistica.
Oggi non basta più sperare di trovare un lavoro: bisogna sperare di trovarne uno che sia anche sicuro, che non tolga il sonno pensando se “domani torno a casa”. E allora la morte di Octay Stroici per il crollo parziale della Torre dei Conti di Roma, così come tante altre tragedie che avvengono lungo lo Stivale, diventa simbolica: serve a tenere il problema sotto i riflettori. Per un giovane, la lezione è chiara: conoscere i propri diritti, capire le procedure di sicurezza, fare domande precise e non accettare condizioni rischiose non è un atto di ribellione, ma di sopravvivenza. La prevenzione funziona: le imprese con piani di sicurezza certificati hanno un numero di incidenti inferiore del 30-40% rispetto alla media. Ed è per questo che il tema della sicurezza sul lavoro deve entrare stabilmente nei nostri pensieri, accanto a quelli che ci spingono a essere attivi sulle tematiche ambientali, sulla difesa dei diritti civili e sull’integrazione.
Dovremmo essere più attenti anche alla struttura del mercato del lavoro, che significa contratti fragili, formazione che non sempre si traduce in sicurezza, ambienti che cambiano velocemente e dai quali è difficile tirarsi indietro. Un giovane che accetta un impiego solo perché “tanto è per un po’”, si ritrova spesso in trincea senza armi adeguate: dispositivi di protezione mancanti, controlli approssimativi, pressioni a “fare presto”. La ragazza che oggi sceglie uno stage, il ragazzo che firma domani un contratto breve, non devono sentirsi spaesati di fronte a questa realtà. Devono affrontarla con consapevolezza. Il lavoro che arriva non è solo un biglietto per il futuro: è una responsabilità, per sé e per gli altri. Uno sguardo critico alla sicurezza non è pessimismo, è maturità. Ecco perché non possiamo restare spettatori. Per un giovane lavoratore diventano fondamentali tre cose: chiedere, verificare, pretendere. Chiedere: “Questo lavoro è sicuro? I dispositivi ci sono? Il percorso è regolamentato?”. Verificare: “Questi cantieri sono controllati? Questo tragitto è protetto?”. Pretendere: “Ho diritto a tornare a casa”.
C’è chi spulcia le statistiche e si accontenta dei numeri che lentamente migliorano rispetto al passato. Ma non può essere abbastanza: 1.202 morti sul lavoro nel 2024 non possono essere considerate cifre “accettabili”. Dietro ogni numero c’è una vita, una tragedia, una famiglia distrutta, una miriade di sogni spazzati via. E ognuna di quelle vite spezzate sarebbe dovuta tornare a casa. La vulnerabilità non è solo legata all’età, all’inesperienza o alla precarietà dei contratti. Molti giovani non sanno cosa chiedere o a chi rivolgersi, e spesso si sentono spaesati davanti a procedure di sicurezza complesse o inesistenti. “Gli infortuni non accadono mai per fatalità”, ricordano i sindacati. Ogni incidente mortale è un campanello d’allarme. Per ora, purtroppo, ancora inascoltato.

