La prevenzione scende in campo a Torre del Greco: «Lo sport diventa strumento per promuovere l’inclusione»
Torre del Greco. Lo sport come «strumento» per favorire l’inclusione e il rispetto. E’ uno dei focus del progetto «La prevenzione scende in campo» promosso dall’associazione Ishtar – presieduta da Felicia Di Donna – con il sostegno della Fondazione Campania Welfare e della Regione Campania. Il percorso ha già coinvolto una ottantina di studenti dell’istituto comprensivo Sauro-Morelli e prossimamente farà tappa prima alla Don Milani e poi alla D’Assisi-Don Bosco con l’obiettivo di educare i più giovani a prendersi cura di sé e degli altri attraverso salute, parità e inclusione.
A curare il focus sullo sport inclusivo due «maestri» d’eccezione: la campionessa di pallanuoto Eliana Acampora e l’ex ballerino di Amici Michele Manfredini, protagonisti di un incontro all’insegna dell’energia, della partecipazione e del gioco condiviso. «Lo sport è un linguaggio universale – spiegano i due esperti – capace di unire persone con storie e abilità diverse. Nei bambini poi ha un potere straordinario: non solo migliora la salute e il benessere, ma diventa uno strumento educativo che trasmette rispetto, tolleranza e solidarietà».
Per i due «insegnanti d’eccezione», lo sport è anche il luogo dove si costruisce la vera cultura dell’inclusione: «Quando i bambini giocano insieme, imparano che l’altro non è un ostacolo ma una risorsa. Il compagno di squadra diventa un alleato, qualcuno con cui condividere sforzi, strategie, vittorie e sconfitte. In quello spazio le differenze non fanno paura: diventano una ricchezza, un’occasione per crescere come squadra e come persone».
Un messaggio che si intreccia perfettamente con lo spirito del progetto promosso da Ishtar: educare attraverso esperienze concrete, lontano dalle lezioni frontali, per formare cittadini consapevoli e responsabili. «In campo o in piscina si è tutti alla pari – aggiungono Eliana Acampora e Michele Manfredini _. Il valore non si misura in etichette, ma in ascolto, impegno, partecipazione. È lì che nasce l’inclusione vera: non dalle definizioni, ma dai gesti spontanei, da un abbraccio dopo una partita, da un sorriso condiviso».
Il primo incontro si è concluso con una grande attività collettiva: palloni, musica, risate e giochi di squadra. Momenti semplici, ma dal significato profondo. «Quando vedi bambini che si aiutano senza che nessuno glielo chieda – sottolineano i due esperti – capisci che non serve spiegare cosa sia l’inclusione. La stanno vivendo. E in quei momenti la parola stessa “inclusione” diventa quasi superflua, perché a regnare è la normalità, la gioia, i valori dello sport». Un messaggio potente per i giovani e per gli adulti: «Lo sport non teorizza l’inclusione, la mette in pratica – conclude la campionessa mondiale di pallanuoto -. E nel farlo ci insegna che un mondo più giusto, empatico e umano non solo è possibile. È già cominciato».
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