Castellammare, le minacce del boss a chi si ribellava al racket
Castellammare. “Stai attento, non sbagliare, ti tengo d’occhio, tanto fate tutti la stessa fine”. È una frase che fa venire la pelle d’oca detta da chiunque. Ma se queste parole escono dalla bocca del boss Vincenzo D’Alessandro, assumono un significato del tutto diverso, perché incutono il timore reale che qualcosa di terribile possa accadere a chi ne è destinatario. Tra le pagine dell’informativa Domino III, l’ultima maxinchiesta dell’Antimafia che ha ricostruito gli affari del clan D’Alessandro di Scanzano, emerge lo spaccato di una città ostaggio della cosca fondata mezzo secolo fa dal defunto padrino Michele D’Alessandro. Piccoli commercianti e imprenditori facoltosi dovevano sottostare alle richieste degli uomini al servizio di Vincenzo D’Alessandro, ritenuto dalla Dda a capo dell’organizzazione criminale nel periodo compreso tra il 2020 e il 2022. E se qualcosa andava storto o c’erano tentennamenti da parte di chi doveva versare il pizzo, le vittime venivano minacciate dal boss in persona, che armato e scortato dai suoi uomini girava liberamente per le strade di Castellammare, imponendo la propria presenza con sguardi e punizioni esemplari. Così, nei pressi della villa comunale, il boss incontrò per strada il titolare di una tabaccheria su cui la cosca voleva mettere le mani. La vittima si trovò faccia a faccia con D’Alessandro che, senza esitare, si portò due dita agli occhi per poi indicare lentamente il commerciante, mentre dalla sua bocca uscivano parole raggelanti: “Ti tengo d’occhio, fai attenzione”. Un gesto semplice ma allo stesso tempo terrificante, che bastò a piegare la volontà dell’uomo e a diffondere nuovamente il terrore in città. In quegli anni, secondo quanto emerge dall’inchiesta, era ormai diventata una prassi che il boss minacciasse di persona le vittime del clan. Forse per “ristabilire” una supremazia, o forse semplicemente per far capire a tutti che “Enzuccio” era tornato. Vincenzo D’Alessandro, infatti, aveva appena scontato una lunga condanna, trascorrendo anche un periodo al regime del 41 bis, e appena rientrato in città avrebbe deciso – secondo gli inquirenti – di riprendere le redini dell’organizzazione criminale. Sono una decina le estorsioni ricostruite nell’inchiesta Domino III: imprenditori edili, titolari di bar, centri scommesse, tabaccai, attività commerciali e persino pescherie figurano nella lunga lista delle vittime costrette a pagare il pizzo per “stare tranquille”. Chi si ribellava veniva trascinato sino a Scanzano “per mettersi a posto”. Vincenzo D’Alessandro (in carcere dal 2024 e a processo perché accusato di essere il mandante di 4 omicidi nel 2010, tra cui quello del consigliere comunale Gino Tommasino) e altri 10 imputati – Giuseppe Oscurato, Antonio Salvato, Giovanni D’Alessandro (figlio di Vincenzo), Angelo Schettino, Fabrizio Jucan Sicignano, Ugo Lucchese, Michele Abbruzzese, Carmela Elefante, Vincenzo Spista e Giuseppe Donnarumma – sono a processo e tutti hanno scelto il rito abbreviato. Domani inizierà il processo in cui si costituirà parte civile il comune di Castellammare.

