Patrimoniale, la tassa che divide piace alla maggioranza dei giovani
IL DIBATTITO POLITICO
11 novembre 2025
IL DIBATTITO POLITICO

Patrimoniale, la tassa che divide piace alla maggioranza dei giovani

Chi possiede patrimoni (magari ereditati) avverte la misura come una punizione. Per chi fatica a far quadrare i conti significa riequilibrare il sistema
Marco Cirillo

La patrimoniale è tornata al centro del dibattito politico. Si tratta di un’imposta sul patrimonio complessivo di una persona, che include conti correnti, azioni, immobili, obbligazioni, partecipazioni societarie e persino opere d’arte. A differenza dell’Irpef, che tassa il reddito annuale, la patrimoniale mira a colpire il totale dei beni posseduti, indipendentemente dal reddito prodotto nell’anno.

L’idea alla base della patrimoniale è quella di far contribuire di più chi possiede grandi patrimoni, finanziare servizi pubblici e ridurre le disuguaglianze sociali. Ovviamente si fa riferimento a soglie di benessere elevate, che colpirebbero solo i super-ricchi, oltre i cinque o dieci milioni di euro, così da non gravare sulla classe media.

Tuttavia, alcune proposte più radicali avanzano l’ipotesi di colpire patrimoni superiori a un milione o due di euro, ma questo suscita preoccupazioni perché rischierebbe di includere anche famiglie che non si considerano ricche, che magari posseggono due immobili ricevuti in eredità (fenomeno sempre più frequente rispetto ad alcuni decenni fa) e che potrebbero percepire l’imposta come ingiusta.

Le aliquote ipotetiche variano: alcune proposte prevedono un’imposta annuale dello 0,1% fino al 2%, mentre altre parlano di una tassa una tantum, calcolata sul patrimonio complessivo, con l’obiettivo di generare un gettito straordinario in grado di sostenere spese pubbliche urgenti o investimenti straordinari. Quello della patrimoniale non è un dibattito che riguarda soltanto gli esperti di economia o i politici, ma interessa anche i giovani.

Secondo diversi sondaggi (Oxfam e Demopolis), la maggioranza degli italiani tra i 18 e i 34 anni mostra un forte sostegno a una tassa sui grandi patrimoni. I giovani percepiscono con maggiore evidenza il divario economico tra le generazioni: da un lato, patrimoni familiari accumulati negli anni, spesso molto consistenti; dall’altro, una realtà fatta di difficoltà nell’accesso al lavoro stabile, al credito per la prima casa, alla possibilità di risparmio e investimento.

Per loro, la patrimoniale non è un tema astratto o ideologico, ma una questione concreta che può influire sulle opportunità e sulle risorse a disposizione per costruire il proprio futuro. La tassa viene percepita come uno strumento di equità che potrebbe contribuire a finanziare istruzione, sanità, welfare e misure di sostegno per giovani imprenditori o startup, creando un legame diretto tra la redistribuzione della ricchezza e le possibilità di sviluppo delle nuove generazioni.

Il tema può suscitare forti emozioni: da un lato chi possiede patrimoni elevati può sentirsi ingiustamente attaccato e percepire la misura come una punizione; dall’altro, chi fatica a far quadrare i conti quotidiani può vedere la patrimoniale come un modo per riequilibrare il sistema e assicurare che chi ha di più contribuisca in misura maggiore al bene comune. Per evitare che il dibattito degeneri in invidia sociale o polemiche emotive, è fondamentale comunicare in modo chiaro le soglie e gli obiettivi della tassa, mostrando che i proventi vengono destinati a servizi che beneficiano tutti, in particolare le giovani generazioni.

Il tema è ulteriormente complicato dal fatto che la patrimoniale ha spesso un forte impatto simbolico. Parlare di “tassare i ricchi” diventa un argomento di grande impatto mediatico, capace di polarizzare l’opinione pubblica. Gli economisti ricordano che una patrimoniale ben progettata non è uno strumento punitivo, ma una misura di redistribuzione che contribuisce a stabilizzare il sistema fiscale, ridurre le disuguaglianze e generare risorse per investimenti pubblici che altrimenti sarebbero difficili da finanziare.

La patrimoniale è dunque molto più di un semplice dibattito fiscale: tocca questioni di equità sociale, opportunità economiche, futuro dei giovani e sostenibilità del sistema economico italiano. Per chi guarda al futuro, soprattutto per i giovani, il tema non è astratto: è legato alle possibilità concrete di accesso a istruzione di qualità, servizi sanitari efficienti, opportunità di lavoro e sviluppo di iniziative imprenditoriali.