Regionali, a Torre del Greco la doppia morale del grillino Luigi Gallo: ambientalista (solo) da tastiera
Torre del Greco. Nel mondo virtuale del web indossa la «maschera» del (finto) ambientalista e lancia solo la campagna social per raccogliere consensi tra gli elettori. Nel mondo reale, invece, Luigi Gallo – già deputato grillino per due mandati, ora a caccia del terzo incarico istituzionale da consigliere regionale della Campania – ricorre, attraverso i suoi attacchini, al più tradizionale «manifesto selvaggio» caro alla politica che in passato il M5S avrebbe voluto aprire come una scatoletta di tonno.
Arrivando perfino a calpestare le regole e a «invadere» gli spazi elettorali riservati a differenti schieramenti della coalizione guidata da Roberto Fico.
Succede in via Sangennariello, cuore del quartiere Sant’Antonio, dove i manifesti di Luigi Gallo hanno coperto – sullo stallo numero 10 destinato, secondo la delibera varata dalla giunta targata Luigi Mennella, alla lista Forza del Popolo – quelli di Loredana Raia, vicepresidente uscente del consiglio regionale e candidata di punta del Pd all’ombra del Vesuvio.
Una scena che stride con il post pubblicato appena pochi giorni fa sui social, in cui lo stesso Luigi Gallo rivendicava con tono ecologista la scelta di non “deturpare la natura” con cartelloni pubblicitari, invitando i simpatizzanti a sostenere la sua campagna solo online, scaricando materiale digitale dai link diffusi su Facebook.
Un predicatore digitale, insomma, che chiede sobrietà ambientale a colpi di hashtag – #FicoPresidente, #Campania, #M5S – ma che nel mondo reale si affida a colla, attacchini e affissioni discutibili. La doppia morale grillina, tutta racchiusa in due scatti: da un lato l’immagine patinata di un candidato che si professa diverso dagli altri, dall’altro la realtà degli spazi pubblici invasi da manifesti abusivi.
Un copione già visto, quello del Movimento 5 Stelle che, dopo anni di sermoni sull’etica e sull’“uno vale uno”, sembra aver perso la bussola della coerenza. Luigi Gallo, che per due legislature si è seduto sugli scranni di Montecitorio e ora punta a una poltrona in Regione, è l’emblema di questa metamorfosi: da cittadino indignato contro i privilegi della “vecchia politica” a politico navigato che adotta gli strumenti più logori e contraddittori della caccia al consenso.
La campagna social “pulita” si dissolve così dietro le locandine gialle che tappezzano i muri di Torre del Greco. E quella che doveva essere la rivoluzione del rispetto delle regole e del rispetto per l’ambiente finisce per ridursi a un esercizio di ipocrisia, firmato ancora una volta da chi – un tempo – prometteva di cambiare tutto.

