Lo spopolamento e l’identità a rischio. Tutti i costi sociali dell’overtourism
CRONACA
19 novembre 2025

Lo spopolamento e l’identità a rischio. Tutti i costi sociali dell’overtourism

La filiera del turismo conta 35mila imprese solo tra Napoli e provincia. Ma senza regole sta generando tensioni sociali e pressioni infrastrutturali insostenibili
Raffaele Vitiello

La straordinaria vitalità turistica della Campania porta con sé molte contraddizioni. Non a caso, i flussi record alimentando un dibattito sempre più acceso sull’overtourism, soprattutto nelle aree più iconiche. L’ultima stima precisa dice che la Campania rappresenta il 5% delle presenze nazionali. I dati mostrano un quadro complesso, dove la crescita economica si accompagna a tensioni sociali, pressioni sugli alloggi e rischi per la sostenibilità territoriale.

 

I numeri
Un recente report diffuso dalla Regione stima un costante aumento delle presenze turistiche attorno al 10% annuo. Le destinazioni più attrattive restano Napoli, Pompei, la Costiera Amalfitana, la Penisola Sorrentina, Capri e il Cilento, che da sole hanno registrato 20,5 milioni di presenze nel 2024. Non solo si è tornati alle cifre pre-covid, ma quei numeri sono stati frantumati da una realtà ancora più rosea delle aspettative. Una boccata d’ossigeno per l’economia locale, dal momento che, come stima UnionCamere, ogni visitatore spende in media 180 euro al giorno.

 

L’ecomomia turistica
Questi flussi massicci di visitatori hanno spinto la crescita della capienza ricettiva: nel 2024 il tasso medio di occupazione delle strutture ricettive (alberghiere ed extra-alberghiere) nella regione ha raggiunto il 67,7%, con un incremento di circa 17 punti percentuali rispetto al 2023. UnionCamere Campania certifica che la filiera del turismo include oltre 65 mila imprese, di cui la metà sono nella provincia di Napoli (52%).
Sono i numeri di una regione turisticamente dinamica, ma anche vulnerabile perché la rapidità del rilancio può generare disequilibri non banali sul territorio.

 

Gli egffetti dell’overtourism
Gli effetti collaterali del boom turistico sono criticità sociali nelle aree interessate. Tra tutte, la pressione sugli alloggi e la crescita del fenomeno delle locazioni brevi (case vacanza, affitti turistici). Il sindaco di Amalfi, per esempio, ha chiesto che i Comuni acquisiscano poteri speciali per regolare le aperture di strutture extra-alberghiere. Questo perché la crescita dei posti letti erodere la base residenziale e genera il fenomeno dello spopolamento e di conseguenza uno squilibrio che complica la vita dei residenti con ricadute impattanti sui servizi: dai trasporti, agli spazi pubblici, che sono sempre più orientati verso i turisti.
Non a caso, molti Comuni iniziano a pensare al monitoraggio dei flussi pedonali, ad una stretta sugli affitti brevi, ad aree pedonali o a traffico limitano, a un «galateo del turista». Tutto questo, dicono, non per scoraggiare il turismo, ma per «gestirlo e non subirlo» attraverso strumenti regolatori che possano alleggerire anche lo stress sulle infrastrutture e sui trasporti.

 

Costi sociali del boom
L’overtourism non è solo un problema sociale, comporta pesanti costi economici per il territorio.
Se è vero che il turismo ha un potenziale moltiplicativo per l’economia locale è vero anche che c’è l’altra faccia della medaglia: gran parte delle attività legate al turismo sono stagionali. Questo crea una dipendenza economica che può risultare pericolosa se i flussi si destabilizzano.
Sul fronte spopolamento, come detto, l’aumento delle locazioni turistiche sottrae spazi all’abitazione residenziale con conseguente rialzo degli affitti. I residenti sono costretti a vivere in zone meno centrali o meno turistiche, trasformando il tessuto urbano.
C’è poi l’aspetto del consumo del territorio. Il turismo culturale e paesaggistico è un asset strategico ma la continua pressione turistica lo può logorare. Monumenti, siti archeologici e quartieri storici subiscono un’usura maggiore e richiedono investimenti crescenti in manutenzione. Estremizzando: se non si governano i flussi, la “risorsa turismo” può diventare un costo insostenibile.

 

Identità e rischi sociali
L’overtourism ha anche ricadute culturali. Un turismo selvaggio e non regolamentato erodere l’identità locale. Il rischio, cioè, è quello di trasformare quartieri storici in scenografie per turisti, perdendo la funzione di comunità viventi. Con un’alterazione di usi, costumi, e tradizioni sociali ed enogastronomiche
Gli esperti dicono che se la regolamentazione non viene bilanciata, il consenso sociale che c’è oggi attorno al turismo rischia di diminuire, come sta già accadendo in altre parti d’Europa, e il «turismo di massa» può diventare una fonte di conflitto piuttosto che di ricchezza.
Questo significa che l’impatto sociale del turismo richiede un governo serio, non improvvisato. Che l’industria turistica campana, se vuole restare sostenibile, deve saper accogliere gestendo, con una visione che veda i residenti non come ostacolo, ma come parte integrante del “prodotto turistico”.

 

Le perle della provincia
La città di Sorrento ha registrato più di 3 milioni di presenze turistiche nel 2024. E le previsioni del 2025 confermano la crescita costnte. Ma Sorrento vive luci ed ombre del boom turistico: se da un lato la tassa di soggiorno ha generato un gettito di oltre 7 milioni di euro, dall’altro il boom di strutture ricettive ha generato uno spopolamento che in numeri si traduce nella perdita di 1.500 abitanti in pochi anni.
Capri è l’esempio più lampante dei territori che «soffrono» socialmente il fenomeno delll’overtourism. Secondo uno studio condotto dall’Università di Firenze, l’isola ha registrato un incremento degli arrivi del 24% tra il 2013 e il 2023, passando da 2 milioni a 2,7 milioni di passeggeri. Lo studio rivela che l’indice di densità turistica ha raggiunto 1.215 turisti per chilometro quadrato, superando la soglia critica di 1.000, considerata limite per molte destinazioni. Il che impatta negativamente sui residenti e anche sull’esperienza del visitatore.
E più del 91% dei visitatori sono escursionisti «mordi e fuggi»: arrivano la mattina, visitano l’isola e ripartono prima del tramonto.
Il rapporto tra escursionisti e pernottanti è cresciuto: da 8,1 a 10,4 in dieci anni. Da qui, la necessità di regolare e limitare gli sbarchi.
Anche a Pompei si valutano gli effetti dell’overtourism, in maniera particolare si anbalizza attentamente l’impatto dell’incremento di visitatori sul patrimonio archeologico, che resta un tesoro da custodire e tutelare. L’ingresso al Parco, secono una politica di sostenibilità e fruizione godibile, è gestito con la regola del numero chiuso. Ventimila accessi e poi stop, i turisti vengono dirottati sui siti limitrofi di Oplonti, Boscoreale e Stabia.