Trecase, minoranza contro il presidente del consiglio comunale
«La minoranza consiliare di Trecase chiede l’intervento del Prefetto dopo oltre sessanta giorni senza convocazione del Consiglio Comunale». I consiglieri Vincenzo Erbetta, Antonella Sindona, Umberto Pelosio e Veronica Fiore si appellano a di Bari. Tutto nasce dalla richiesta protocollata il 12 settembre 2025, con cui almeno un quinto dell’assemblea ha chiesto la convocazione del Consiglio entro venti giorni. Nella stessa data è partita una diffida formale che evidenziava «gravi inadempimenti nella gestione dei servizi pubblici comunali», ma nessuna risposta è mai arrivata. Durante la seduta del 16 ottobre la minoranza ha ribadito la richiesta, trovandosi però davanti fascicoli vuoti, privi di istruttoria e documentazione. Intanto i disservizi già denunciati – dalla raccolta rifiuti alla viabilità, fino alla sicurezza stradale – risultano ancora irrisolti e discussi nuovamente in aula senza riscontri da parte dell’amministrazione. Nel documento inviato al Prefetto viene richiamato il carattere vincolante della convocazione, sottolineando che il presidente del Consiglio «non può esercitare alcuna valutazione discrezionale» e che, in caso di inosservanza, «provvede il prefetto». La minoranza segnala inoltre ulteriori inadempienze, come l’assenza dei pareri necessari sulla proposta di una commissione permanente di trasparenza. Per questo i consiglieri diffidano formalmente il presidente del consiglio a convocare l’assemblea entro cinque giorni, indicando un ordine del giorno che spazia dal Pnrr alla gestione dei beni comunali, dai lavori pubblici al contratto di pubblica illuminazione, fino alla raccolta differenziata. Qualora il termine decorra senza esito, viene richiesto che la Prefettura eserciti il potere sostitutivo previsto dalla legge, disponendo anche un’adeguata istruttoria per ogni punto da discutere: pareri, atti, documenti tecnici, contratti, profili contabili. Secondo i firmatari, la mancata convocazione e la «sistematica violazione delle prerogative della minoranza» costituirebbero una «grave alterazione del funzionamento democratico dell’Ente», motivo per cui si invoca l’intervento prefettizio come strumento essenziale a tutela della trasparenza e della partecipazione.

