Regionali, Torre del Greco spaccata sull’affluenza: ecco i seggi top e flop
Torre del Greco. La tornata elettorale per le Regionali si chiude a Torre del Greco con un’affluenza finale del 39,08%, un dato che racconta una città in rallentamento rispetto al 2020 ma, soprattutto, profondamente disomogenea.
Perché dietro la percentuale complessiva si nasconde una geografia del voto che divide scuole, quartieri e persino singoli isolati: da un lato sezioni che hanno superato il 50%, dall’altro plessi dove quasi nessuno si è presentato alle urne.
Le sezioni che trascinano la città
Il cuore della partecipazione, questa volta, batte in centro. La sezione 9, ospitata al De Nicola-Sasso (la scuola in cui una donna è stata denunciata per avere fotografato la scheda elettorale) svetta su tutte con un sorprendente 52,12%: una delle pochissime dove più della metà degli aventi diritto ha scelto di votare. Dal medesimo plesso arrivano anche i numeri solidi della sezione 8.
Molto bene anche la zona della Don Milani, dove la sezione 44 arriva al 49,75%, seguita dalla 43 e dalla 45, tutte sopra la media comunale.
Buone prestazioni anche dal Pantaleo, la roccaforte della consigliera regionale Loredana Raia, dove la macchina del voto non si inceppa: le sezioni 21, 22, 23, 24 e 25 segnano percentuali che oscillano tra il 47% e il 51%, con la 22 che raggiunge addirittura il 51,42%.
Sopra la media anche diverse sezioni della Scauda: dalla 79 alla 83, tutte stabilmente tra il 47% e il 49%, confermando una tradizione di partecipazione costante.
I plessi dove l’astensione diventa voragine
Se altrove il voto resiste, nel cuore dell’area urbana si aprono invece vere e proprie falle nella partecipazione. Il caso più evidente riguarda la Giovanni Mazza, dove si concentrano alcune tra le percentuali più basse dell’intera città. Le sezioni 1, 2, 3 e 4 si fermano infatti su numeri che in alcuni casi sfiorano l’assurdo: la sezione 4 si blocca al 19,08%, la 14 (Francesco D’Assisi) al 19,36%, mentre la 3 viaggia appena sopra il 20%. Il problema non riguarda solo la Mazza. Alla D’Assisi, ad esempio, le sezioni 10–14 mostrano un quadro desolante: in particolare la 12 resta ferma al 25,07%, mentre la 14 non supera il 20%. Percentuali che fotografano un calo di fiducia ormai strutturale. Flop importanti anche al Liceo De Bottis, dove la 52 e la 53 restano inchiodate rispettivamente al 27,43% e al 27,08%, mentre la 33 – alla Nazario Sauro – si ferma al 26,81%.
Una città divisa da oltre 30 punti percentuali
Tra la sezione più votante (la 9 del De Nicola-Sasso) e quella meno partecipata (la 4 del Mazza) corrono più di 33 punti percentuali: un divario enorme. E non casuale. Perché mette in fila differenze sociali, culturali, demografiche e persino urbanistiche: le zone dove il tessuto comunitario è ancora vivo mantengono un rapporto diretto con il voto; altrove, prevale una distanza crescente dalle istituzioni.
Un segnale politico e sociale
Il 39,08% finale non è solo un numero: è l’immagine di una città che fatica a ritrovarsi. Non si tratta di un semplice calo, ma di una frattura sempre più evidente tra aree mobilitate e aree completamente scollegate dalla partecipazione.

