Castellammare. Di Maio: «Se il mio voto sarà decisivo per la maggioranza, mi asterrò»
CRONACA
27 novembre 2025

Castellammare. Di Maio: «Se il mio voto sarà decisivo per la maggioranza, mi asterrò»

Metropolis

«Sono contro la camorra, sono per la trasparenza, il lavoro, l’occupazione. Perché la camorra non si combatte solo con le belle dichiarazioni, ma lavorando ogni giorno. E io lo faccio da 50 anni». Nino Di Maio, consigliere comunale della civica Noi per Stabia, è il primo a prendere la parola in aula nel corso del consiglio comunale. Nei giorni scorsi, attorno al suo nome, si è scatenata una bufera, perché suo figlio e suo nipote sono indagati per associazione mafiosa, assieme ai vertici del clan D’Alessandro. Il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, con una dichiarazione pubblica, l’ha messo fuori dalla maggioranza auspicando anche le sue dimissioni. Di Maio stamattina ha risposto in aula ribadendo «piena e totale fiducia nella magistratura, forze dell’ordine e istituzioni tutte, in particolare nella Prefettura di Napoli» ed esprimendo «grande riconoscenza ai consiglieri di maggioranza che hanno voluto esprimermi la loro vicinanza personale, che traduco anche in termini politici, oltreché ai cittadini che mi hanno chiesto di andare avanti». Di Maio ha poi rivendicato il lavoro svolto da consigliere comunale «i miei interventi contro la camorra dicono da che parte stavo, sto e starò per sempre, sono cinquant’anni che attraverso il sindacato mi batto per dare lavoro ai giovani, che rappresenta l’unico modo per sottrarli alla tenaglia della delinquenza». Il consigliere comunale di Noi per Stabia ha parlato anche della sua storia familiare: «Mio fratello Domenico Di Maio è stato eletto per la prima volta nel 1978, quando il clan D’Alessandro non era certo quello che è oggi e riuscì ad ottenere 454 voti. Nel 1982 prese 200 voti, nel 1988 160 preferenze. Guarda caso, pian piano che il clan è diventato più forte, lui ha perso consenso. Io ho preso 168 voti sui 605 totali nel quartiere Scanzano, che fanno riferimento alla mia famiglia e al servizio che ho sempre svolto per la comunità. Mi sorge una domanda: il rione Scanzano ha il diritto di avere una sua rappresentanza in consiglio comunale?». Di Maio inoltre ha voluto ricordare il suo impegno da sindacalista. «Ci sono i verbali in Prefettura, facemmo una battaglia nel 2011 per non far chiudere il cantiere navale, così come nel 1998 quando volevano chiudere la Corderia che invece ancora oggi è lì a produrre. Avevamo trovato anche la soluzione per le Terme quando al governo della Regione c’era Stefano Caldoro, ma l’amministrazione comunale dell’epoca decise di non accogliere quella proposta». «Per me la lealtà tra le persone è un valore irrinunciabile», conclude Di Maio «non mi dimetto, ma prendendo atto della decisione del sindaco, quando il mio voto sarà determinante per la maggioranza mi asterrò o farò mancare il numero legale».