Il Consiglio di Stato riabilita il check-in «de visu». Avvisati: «Accoglienza autentica»
Il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar Lazio e ha ristabilito l’obbligo di identificare l’ospite di persona al momento dell’accesso in struttura. Una svolta che riguarda migliaia di b&b, affittacamere e locazioni turistiche, riportando al centro la necessità di verificare la corrispondenza tra il documento e chi lo presenta. A illustrare il nuovo scenario è l’avvocato Aldo Avvisati, esperto di diritto dell’extralberghiero, che parla di un ritorno alla “accoglienza autentica” e ricostruisce le tappe della vicenda. «Si stigmatizzava la prassi di “identificazione da remoto” degli ospiti – ricorda – in quanto non garantisce la verifica della corrispondenza del documento al suo portatore». Ed è proprio questo il nodo al centro della sentenza: secondo il Consiglio di Stato, il check-in a distanza non assicura il rispetto dell’articolo 109 del Tulps, che impone un controllo diretto sull’identità di chi alloggia. Il Tar Lazio, lo scorso maggio, aveva annullato la circolare sostenendo la validità del check-in da remoto. Ma ora la decisione è stata riformata, ripristinando l’obbligo di riconoscimento fisico dell’ospite, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore sicurezza in un contesto segnato dall’aumento delle “locazioni brevi” e dalle esigenze di prevenzione in materia di ordine pubblico. La pronuncia lascia tuttavia uno spiraglio: il check-in potrà avvenire anche attraverso strumenti digitali, purché l’ospite sia presente in struttura e sia possibile verificare in tempo reale il documento mostrato. «Quali strumenti e quali modalità potranno essere ammessi – precisa Avvisati – sarà compito del Ministero dell’Interno stabilirlo». Al di là degli aspetti normativi, l’avvocato rivendica un valore culturale del nuovo orientamento. «L’identificazione “de visu” – afferma – esalta quel carattere di accoglienza autentica che ha distinto l’attività extra-alberghiera».

