Napoli, la lettera di scuse non salva dall’ergastolo l’assassino di Francesco Pio
CRONACA
1 dicembre 2025

Napoli, la lettera di scuse non salva dall’ergastolo l’assassino di Francesco Pio

metropolisweb

Napoli. Non ha creduto al rammarico, alle scuse, al pentimento: la Corte di Assise di Appello di Napoli oggi ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Francesco Pio Valda, il baby boss ventenne che il 20 marzo 2023, sul lungomare di Napoli, decise di punire a colpi di pistola chi gli aveva sporcato le costose Sneakers griffate, macchiate, forse da un pestone, forse da qualche goccia di drink.

La sua abnorme reazione costò la vita al giovane pizzaiolo 18enne Francesco Pio Maimone, che con quella lite nulla aveva a che fare.

Un attimo prima di spirare tra le braccia del suo migliore amico stava mangiando noccioline, davanti a uno chalet.

La sentenza è stata accolta tra le lacrime dai genitori di Francesco Pio Maimone: “Eravamo sulle spine, – hanno detto ai cronisti Antonio e Tina – abbiamo sempre creduto nella magistratura, che si è fatta sentire, chi commette questi delitti, paga”.

Nel corso dell’udienza è stata letta una lettera scritta da Valda, la seconda con la quale ha tentato di ribadire le scuse alla famiglia Maimone e l’appello ai suoi coetanei, come già esternato in un’altra missiva e durante le dichiarazioni spontanee rese nella penultima udienza: “Credete in me ora che ho preso coscienza di quello che ho determinato: non sono un fenomeno”.

“Non posso accettare le parole di Valda”, ha detto Maimone a chi gli chiedeva se fosse in grado di perdonare. Frasi di costernazione “che giungono dopo 32 mesi di sofferenza, – ha continuato – dopo un video-sfottò con una pizza in mano, ferendoci nuovamente. Oggi non si può presentare in aula e chiederci scusa. Il perdono deve chiederlo a Dio, e alla città di Napoli, non a me. Io sono non ho la forza di accettare”.

Per l’avvocato Sergio Pisani la sentenza che “rende giustizia alla famiglia”, è un chiarissimo segnale ai giovani a così viene detto che la strada da intraprendere è lontana da quella di Valda”. Insieme con il baby-boss erano imputati anche un gruppo di suoi parenti: il giudice ha confermato la sentenza di primo grado anche per sua cugina, Alessandra Clemente, (due anni e sei mesi), per la nonna Giuseppina Niglio (quattro anni e sei mesi) e per Pasquale Saiz (quattro anni).

L’unico a cui è stata rideterminata la pena è Salvatore Mancini (quattro anni in primo grado) condannato a due anni e mezzo per il mancato riconoscimento dell’aggravante mafiosa.