Torre Annunziata: revocata la concessione all’Albergo della Gioventù nato nel bene confiscato alla camorra
CRONACA
1 dicembre 2025

Torre Annunziata: revocata la concessione all’Albergo della Gioventù nato nel bene confiscato alla camorra

Antonio Di Martino

La concessione dell’Albergo Libera Gioventù cade sotto il peso di abusi edilizi e violazioni dei patti, trasformando Villa Cesarano da simbolo di riscatto a emblema di fallimento. La vicenda ruota attorno al bene confiscato di Traversa Andolfi 31, un tempo rifugio del boss Cesarano e luogo dell’arresto del boss Ferdinando dell’omonimo clan, successivamente affidato dall’amministrazione guidata da Vincenzo Ascione con l’impegno dell’allora assessore, oggi consigliera comunale, Emanuela Cirillo alla cooperativa assegnataria.

Nelle intenzioni politiche e istituzionali, quella villa sottratta alla criminalità avrebbe dovuto rappresentare un presidio di legalità, accogliere giovani, diventare punto di incontro, cultura e memoria, contribuire alla rigenerazione sociale di un territorio segnato da anni di ferite profonde. Ma ciò che era stato pensato come un percorso di rinascita si è progressivamente trasformato in un caso emblematico di gestione difforme e violazione delle regole. Le verifiche comunali hanno infatti accertato interventi edilizi abusivi, ampliamenti non autorizzati, opere realizzate senza titolo e un utilizzo della struttura incompatibile con quanto previsto dall’atto di concessione.

L’Albergo Libera Gioventù, anziché ospitare flussi giovanili e iniziative sociali, è risultato impiegato come ricettività ordinaria, presente sui principali portali di prenotazioni online, priva della finalità collettiva e culturale stabilita dalla convenzione, contravvenendo sia al progetto originario sia alle norme del regolamento comunale. Il sopralluogo del 22 maggio 2025 ha documentato opere classificate come nuova costruzione, realizzate in area agricola in aperto contrasto con il Piano Regolatore e con il Piano Territoriale Paesistico, aggravando ulteriormente la posizione del concessionario. Contemporaneamente, la Procura ha trasmesso informazioni sulla tipologia di utenza che frequentava la struttura, confermando un uso lontano dagli scopi dichiarati e smascherando l’assenza della componente sociale che avrebbe dovuto guidare l’intero progetto.

Nonostante le diffide e le contestazioni formali, il concessionario non è stato in grado di produrre alcuna documentazione che attestasse l’esistenza di titoli autorizzativi, né ha realmente affrontato le contestazioni legate all’uso improprio dell’immobile, limitandosi ad annunciare un ripristino mai eseguito. Di fronte a un quadro ormai compromesso, il Comune ha dichiarato la decadenza della concessione, ordinando la cessazione immediata delle attività e fissando sessanta giorni per lo sgombero, con la previsione di un’ordinanza di liberazione in caso di perdurante occupazione. Il provvedimento mette in luce come la realizzazione di abusi su un bene confiscato, affidato con lo scopo di restituirlo alla comunità, rappresenti un danno rilevante non solo per il patrimonio pubblico ma anche per il valore simbolico che questi luoghi incarnano.

Villa Cesarano, nata come promessa di riscatto, oggi impone una riflessione sulla responsabilità di tutelare e valorizzare i beni strappati alla criminalità organizzata, affinché non diventino lo specchio delle distorsioni che erano stati chiamati a superare.