Torre del Greco, si appropriò dei soldi delle giocate: condannato titolare di una ricevitoria
Torre del Greco. Si chiude con una condanna definitiva la vicenda giudiziaria che ha travolto il titolare di una ricevitoria del lotto di Torre del Greco. La Corte di Cassazione ha, infatti, respinto il ricorso presentato dal legale dell’uomo e reso così irrevocabile la condanna per peculato già pronunciata nei precedenti gradi di giudizio.
In appello, il 3 dicembre 2024, i giudici di Napoli avevano parzialmente rivisto la pena riconoscendo una ridotta capacità di intendere e di volere dell’imputato: la condanna era stata così rideterminata in un anno, due mesi e sette giorni di reclusione.
Con l’ultima decisione della Suprema Corte, quella sentenza diventa ora definitiva.
Secondo quanto accertato dai giudici, il gestore della ricevitoria di Torre del Greco si era trattenuto le somme incassate dalle giocate, omettendo di versarle all’erario attraverso la società concessionaria del servizio.
Il denaro – destinato fin dall’origine all’amministrazione dei Monopoli – era stato invece utilizzato per finalità personali.
La difesa aveva cercato di escludere il reato di peculato sostenendo che il rapporto tra l’esercente e la società concessionaria fosse di natura esclusivamente privata.
Da questa impostazione discendeva anche la contestazione del suo ruolo come “incaricato di pubblico servizio”, requisito necessario per il reato contestato. Una linea difensiva che non ha convinto i giudici di legittimità.
La Cassazione ha ribadito che il titolare di una ricevitoria svolge una funzione di rilievo pubblicistico e che le somme riscosse appartengono alla pubblica amministrazione sin dal momento dell’incasso.
Il fatto che il servizio sia affidato in concessione a una società privata non ne altera la natura pubblica. È stata inoltre esclusa qualsiasi possibilità di derubricare il fatto in peculato d’uso: l’impiego del denaro per interessi privati è stato considerato un comportamento inequivoco di appropriazione definitiva.
Rigettata anche la tesi secondo cui l’omesso versamento sarebbe stato determinato da una sorta di forza maggiore legata alla dipendenza dal gioco. Oltre alla conferma della pena detentiva, l’ex gestore di Torre del Greco dovrà sostenere anche le spese processuali e versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

