Poliziotto ucciso a Torre del Greco: niente sconti per il conducente del Suv-killer
Torre del Greco/Ercolano. Niente sconti dal tribunale del Riesame di Napoli per il 28enne di Ercolano che – la notte del 1° novembre scorso, alla guida di un Suv sotto l’effetto di alcol e droga – ha causato la morte del poliziotto Aniello Scarpati e il grave ferimento del collega Ciro Cozzolino.
Per l’indagato è stata confermata la misura della custodia cautelare in carcere: Tommaso Severino resta detenuto, in attesa degli sviluppi giudiziari dell’inchiesta. Al termine di una breve camera di consiglio, i giudici del tribunale delle Libertà hanno respinto l’istanza difensiva – finalizzata a ottenere il beneficio degli arresti domiciliari – e blindato la tesi avanzata dalla procura di Torre Annunziata.
In sede di convalida del fermo, infatti, il pubblico ministero Antonella Riccio aveva sottolineato il rischio concreto di reiterazione del reato e la spiccata pericolosità della condotta del giovane commerciante: elementi capaci di convincere il collegio a non concedere alcuna attenuazione della misura cautelare.
Nel provvedimento vengono ribaditi i contorni di una notte delineata in modo chiaro dalle indagini portate avanti dagli agenti del locale commissariato di polizia: ore segnate da litigi, uso di droga e una corsa folle in auto, preceduta – secondo le testimonianze di chi viaggiava come passeggero a bordo del suv-killer – da un primo incidente in autostrada e da un successivo inseguimento a uno scooter.
Poi lo schianto devastante lungo viale Europa – a due passi dalla Litoranea di Torre del Gre o – contro la volante su cui viaggiavano i due poliziotti. Per Aniello Scarpati non c’è stato nulla da fare, mentre Ciro Cozzolino ha riportato gravi ferite.
Durante l’interrogatorio di garanzia l’indagato aveva tentato di fornire la propria versione: «Ho bevuto due whisky nell’ultimo bar», aveva detto al gip, negando l’assunzione recente di cocaina. Un passaggio che aveva colpito anche sul piano umano quando l’imprenditore di Ercolano aveva ricordato di essere evangelico, come la vittima: «Nessuno più di me può capire una perdita così grande».
Ma il pianto e le parole non sono bastati a spostare l’ago della bilancia. La decisione del Riesame è netta: nessun passo indietro. Resta così confermato il carcere di Poggioreale come luogo di detenzione per il 28enne, mentre le indagini proseguono verso il giudizio.
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