Le mani dei Fontana sui pontili del porto di Castellammare: 14 indagati/ i nomi e i dettagli dell’inchiesta
Le mani del gruppo criminale dei Fontana sul porto borbonico di Castellammare al rione dell’Acqua della Madonna, l’Antimafia incastra i «Fasano». Ieri mattina i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno notificato in carcere e ad altri soggetti a piede libero un avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Un provvedimento che conta 12 indagati accusati a vario titolo di estorsione, minaccia e danneggiamento. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso perché commessi da soggetti che si sono avvalsi della forza intimidatoria per la loro appartenenza al gruppo criminale dei «Fasano», il sodalizio con roccaforte nel rione dell’Acqua della Madonna, quartiere del centro antico di Castellammare che si affaccia sul porto borbonico.
Gli indagati
Il provvedimento è stato notificato ad Assunta Nancy Fontana, Nancy Palumbo, Aniello Di Costanzo, Ciro Fontana (classe 92), Andrea Cesaro, Alessandro Fontana, Mariarosaria Fontana, Filomena Fontana, Giovanna Maragas, Maria Grazia D’Apice, Francesco Fontana, Ciro Fontana (classe ’89), Alfonso Fontana e Cristina Schiavone. Quest’ultima è agli arresti domiciliari, mentre Ciro (classe ‘89), Alfonso e Francesco Fontana sono in carcere dallo scorso 22 gennaio, quando i carabinieri di Torre Annunziata li arrestarono con l’accusa di estorsione aggravata del metodo mafioso ai danni di un ormeggiatore del porto borbonico. Attualmente sono a processo con il procedimento che sta proseguendo spedito al tribunale di Torre Annunziata. Con loro alla sbarra figura anche Mauro Fontana (è in carcere), non indagato in questo procedimento.
L’inchiesta
Ed è proprio la retata che decapitò il gruppo criminale dei Fontana la genesi dell’inchiesta dell’Antimafia, coordinata dal pm Giuseppe Cimmarotta. E’ la mattina del 22 gennaio e a poche ore dal blitz dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, un gruppo di persone si reca nell’ufficio dell’imprenditore vessato dai gregari dei Fontana. Per l’accusa Nancy Assunta Fontana, Nancy Palumbo e Aniello Di Costanzo andarono praticamente a distruggere, gettandola a mare, una struttura rimovibile situata al porto borbonico e nella quale l’imprenditore gestiva la parte burocratica dei suoi affari. Contemporaneamente Ciro Fontana (classe 92), Andrea Cesaro, Alessandro Fontana, Maria Rosaria Fontana, Filomena Fontana, Giovanna Maragas, Maria Grazia D’Apice, per l’accusa, si recano al bar gestito dall’imprenditore navale minacciando l’intera famiglia. Due spedizioni punitive che sarebbero scaturite dalla convinzione che l’ormeggiatore avesse denunciato di essere vittima di estorsione alle forze dell’ordine. Fatto che non corrispondeva alla verità poiché le dichiarazioni dell’imprenditore arrivarono solo in un momento successivo.
Il pontile abusivo
Tra i vari capi di imputazione ne figura uno a carico di Francesco Fontana, alias «chiccone». L’uomo, secondo l’Antimafia gestiva un pontile «abusivo». Francesco Fontana, sino al giorno del suo arresto, secondo l’Antimafia, senza nessun tipo di permesso richiedeva alle vittime tassi per ormeggiare le barche che variavano dagli 80 ai 100 euro al mese. Ad alcuni chiedeva anche, a titolo di pagamento, prodotti alimentari. Un’accusa simile è rivolta anche a Ciro Fontana (classe ‘89) che incassava da un altro imprenditore navale cifre che oscillavano dai 100 ai 200 euro che l’uomo pretendevas ogni tre mesi.


