Cocaina da Torre Annunziata a Castellammare, l’accusa chiede 130 anni di carcere ai narcos
CRONACA
20 dicembre 2025

Cocaina da Torre Annunziata a Castellammare, l’accusa chiede 130 anni di carcere ai narcos

Gaetano Angellotti

Traffico di droga dal rione Moscarella di Castellammare di Stabia a Torre Annunziata, passando per i paesi vesuviani e arrivando fino al basso Salernitano: la Procura ha chiesto complessivamente 130 anni di carcere per 15 pusher. È durata oltre un’ora e mezza la requisitoria del sostituto procuratore Emilio Prisco, che in aula ha ricostruito nel dettaglio le dinamiche delle cessioni ai clienti e le modalità di approvvigionamento delle principali piazze di spaccio attive sul territorio della provincia sud di Napoli.A processo, con rito abbreviato, ci sono Nino Gemignani, Umberto Intagliatore, Alfonso Contieri, Antonio Amato, Domenico Arcobelli, Francesco Chierchia, Antonio Garofalo, Maria Guarino, Marianeve Nasto, Oreste Maresca, Silverio Onorato, Salvatore Palumbo, Luciano Polito, Anna Romito, Salvatore Scotognella ed Ettore Solimeno. Le richieste di condanna più elevate riguardano Nino Gemignani Antonio Amato – quest’ultimo ritenuto il reggente della piazza di spaccio del rione Moscarella dopo gli arresti di Polito e Onorato nel 2021 – per i quali l’accusa ha chiesto rispettivamente 18 e 15 anni di reclusione. Per gli altri le richieste di condanna oscillano tra i 5 anni e i 10 anni di reclusione. Tutti gli imputati sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tra i nomi che spiccano figurano quelli di Luciano Polito e Silverio Onorato, entrambi già detenuti dal 2021 perché coinvolti, in qualità di capi promotori, nell’inchiesta sul cosiddetto “Terzo Sistema” di Moscarella, il gruppo criminale che gestiva il traffico di droga nel rione periferico di Castellammare di Stabia. Silverio Onorato è sottoposto al regime del 41 bis dall’estate del 2024. Entrambi risultano coinvolti anche in questa maxi inchiesta che ha fatto luce sul traffico di cocaina in tutta la provincia di Napoli, un giro d’affari stimato in circa 8 milioni di euro l’anno. Le indagini, condotte attraverso una intensa attività di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno consentito di documentare e ricostruire la gestione dello spaccio in ben 15 piazze di diverse città delle province di Napoli e Salerno, oltre al sequestro complessivo di 19 chilogrammi di cocaina. È emerso che alcuni imputati utilizzavano le abitazioni di persone incensurate e anziane per occultare la droga, mentre altri sfruttavano la presenza di neonati per eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine. L’approvvigionamento delle varie piazze avveniva tramite corrieri fidati che utilizzavano autovetture dotate di scomparti segreti, appositamente modificati per nascondere lo stupefacente. La maxi inchiesta, denominata “Amico mio”, trae origine da alcune intercettazioni telefoniche effettuate nel 2020 sul telefono di un pregiudicato agli arresti domiciliari a Montoro. Da lì gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera rete dello spaccio, risalendo dapprima a Luciano Polito e Silverio Onorato, a capo della piazza di spaccio del rione Moscarella. Successivamente sono emersi i rapporti d’affari con Ciro Gargiulo, narcotrafficante ucciso a Lettere nel 2023, dal quale il gruppo si riforniva di marijuana, e con Nino Germignani, indicato come il principale fornitore di cocaina. Da questi nomi le intercettazioni hanno consentito di svelare il sistema di approvvigionamento delle piazze di spaccio di Torre Annunziata e della provincia di Salerno. L’inchiesta ha fatto piena luce sui metodi e sugli stratagemmi utilizzati per eludere i controlli: dai citofoni civetta ai telefoni e alle sim intestate a soggetti compiacenti, fino all’uso di un linguaggio in codice per concordare le cessioni. Tutte accuse che ora il collegio difensivo, composto dagli avvocati Mariano Morelli, Mauro Porcelli, Roberto Cuomo, Antonio Iorio, Pasquale Striano, Maria Palmieri, Alfonso Piscino, Alfonso Abagnale, Giuliano Sorrentino e Guido Sciacca, proverà a smontare nel corso delle arringhe difensive.