Il CSV di Napoli racconta il volontariato: dati, legami e prospettive
C’è un momento, durante una conferenza, in cui i numeri smettono di essere semplici dati e diventano domande. È accaduto al centro congressi Tiempo di Napoli, durante l’incontro “Volere, Volare, Agire”, promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) di Napoli per presentare l’indagine sul volontariato nella città metropolitana di Napoli, realizzata insieme al Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II. Dall’indagine curata dal professor Francesco Pirone emerge un quadro complesso, fatto di luci e ombre, che restituisce l’immagine di un volontariato vivo, diffuso, ma profondamente immerso nelle fragilità sociali ed economiche del territorio. I dati di contesto restituiti dalla ricerca sono chiari: l’area metropolitana di Napoli è attraversata da un calo demografico rapido, da un invecchiamento accelerato della popolazione e da indicatori di benessere inferiori alla media nazionale. Tra il 2019 e il 2025 la popolazione residente si riduce del 2,9%, mentre l’indice di vecchiaia cresce dal 65% al 149%, segnando un progressivo invecchiamento della società locale. Si vive meno, si studia meno, si lavora meno, e le risorse economiche e sociali sono scarse e in progressiva riduzione. In questo scenario, il non profit cresce, con una presenza più forte di enti a orientamento imprenditoriale e una quota più bassa di organizzazioni di puro volontariato. La parte centrale della ricerca entra nel merito dei volontari, dando forma a un profilo su scala metropolitana. L’identikit del volontario medio restituito dalla ricerca è lontano da ogni stereotipo: una persona di circa 49 anni, prevalentemente donna, quasi sempre italiana, con un livello di istruzione medio-alto, spesso occupata e inserita in nuclei familiari strutturati di due o tre componenti. La presenza di figli non riduce la propensione al volontariato, mentre convivenza con persone non autosufficienti segna una frattura evidente tra impegno civico e fragilità del welfare. Il volontariato fotografato è in larga parte stabile, organizzato e continuativo: oltre il 70% dei volontari opera da più di cinque anni, con frequenza settimanale o plurisettimanale, all’interno di associazioni strutturate. Si tratta di un impegno che si svolge soprattutto a livello comunale e nasce da relazioni dirette: il volontariato si incontra prima di essere cercato, si attiva per passaparola e esperienza condivisa più che attraverso canali formali. Un aspetto significativo riguarda la dimensione relazionale: il volontariato si configura come uno spazio di relazionalità che va oltre i rapporti ascritti e persino oltre la comunità d’origine. L’86% dei volontari frequenta persone conosciute grazie al volontariato, generando nuove reti di relazione e fiducia. L’attività produce fiducia verso gli altri nell’82% dei casi, mentre la fiducia verso le istituzioni è più contenuta (39%). Non sorprende, quindi, che l’esperienza sia valutata molto positivamente (84%) e che quasi tutti dichiarino l’intenzione di continuare a impegnarsi in futuro (96%). Il volontariato si rivela anche uno spazio di apprendimento e crescita: quasi tutti i volontari dichiarano di aver acquisito competenze relazionali, comunicative, organizzative e progettuali. È un investimento su sé stessi, un’occasione di costruire senso e legami solidi. Le relazioni generate sono scelte, non date per appartenenza, e spesso continuano al di fuori delle esperienze associative, creando capitale sociale e un vero “fare società”. Non mancano, però, le criticità: i più giovani si percepiscono meno valorizzati, mentre gli anziani faticano a riconoscere nei giovani lo stesso patrimonio di valori. Questo evidenzia la necessità di rafforzare le relazioni intergenerazionali, bilanciando solidità e flessibilità, appartenenza e cambiamento. I dati raccontano persone che scelgono di restare, di impegnarsi e di costruire legami in territori segnati da fragilità profonde. Raccontano un volontariato che apprende, che genera fiducia, che produce valore ben oltre le singole azioni. La ricerca incontra qui la responsabilità delle istituzioni, degli enti del Terzo settore e dei centri di servizio: saper ascoltare davvero, creare spazi inclusivi e accompagnare le trasformazioni senza tradire i valori fondanti. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “il volontariato è il pilastro della democrazia”. Un pilastro che va sostenuto, riconosciuto e messo nelle condizioni di continuare a reggere il peso del futuro, non solo come risposta alle fragilità, ma come strumento di coesione sociale e crescita collettiva.

