Torre Annunziata, scontro tra amministrazione e Savoia sul “caso” Giraud
Un “botta e risposta” acceso scuote Torre Annunziata: il Savoia denuncia la chiusura del bar del Giraud come un colpo alla dignità dei tifosi, il sindaco replica chiarendo che «lo Stadio “Alfredo Giraud” è regolarmente agibile» e invocando confronto e collaborazione. Il Savoia 1908 rompe gli indugi e si rivolge direttamente alla città, ribadendo di non arretrare quando c’è da difendere identità e rispetto: «Il Savoia non si nasconde mai. Parla quando vince e parla soprattutto quando è il momento di difendere la propria dignità e quella di un’intera città». Al centro della protesta c’è un provvedimento che la società definisce senza mezzi termini «ingiusto, tardivo e incomprensibile»: la chiusura del bar dello stadio, servizio che, secondo il club, «non è un lusso ma una condizione necessaria per poter aprire l’impianto al pubblico durante una manifestazione sportiva».
Nel comunicato vengono chiamate in causa decisioni attribuite a figure tecniche e amministrative e viene evidenziato quello che il Savoia considera un paradosso che «non può essere taciuto»: «Da un lato al Savoia vengono concessi agibilità e nulla osta per lo stadio. Dall’altro, dopo oltre cinque mesi, ci viene comunicato che il bar non può essere aperto, rendendo di fatto impossibile l’apertura dello stadio al pubblico». Il club sostiene che l’effetto reale della chiusura non sia soltanto logistico, ma simbolico, perché per garantire un servizio minimo l’unica alternativa sarebbe «distribuire acqua tramite la Protezione Civile o direttamente a carico della società», come in «contesti di emergenza o nei campi profughi», arrivando a porre una domanda destinata a pesare nel dibattito cittadino: «È questa l’idea di accoglienza e di dignità che si vuole offrire ai cittadini di Torre Annunziata?».
Da qui l’interrogativo politico-amministrativo che la società definisce «semplice, diretta e legittima»: «se non esistevano le strutture o le condizioni per aprire il bar, perché al Savoia è stato rilasciato il nulla osta già a luglio?», con l’aggravante temporale sottolineata con forza: «Cinque mesi dopo. Non prima. Non in fase autorizzativa. Ma quando la società ha già investito, programmato e organizzato». Il club rivendica di non aver scelto questa condizione ma di subirla, e trasforma la contestazione in una battaglia di diritto annunciando l’iniziativa giudiziaria: «Ci rivolgeremo al TAR per dimostrare che esiste un sistema che invece di creare soluzioni crea ostacoli», ribadendo al contempo la propria immagine di società virtuosa: «Il Savoia continua a fare la sua parte: rispetta le regole, paga tutti, investe ed è primo in classifica», e fissando l’obiettivo in una parola: «Chiediamo una sola cosa: rispetto. Per la società, per i tifosi e per Torre Annunziata». La chiamata finale è alla compattezza: «restiamo uniti. Perché il Savoia è Torre Annunziata. E Torre Annunziata merita uno stadio aperto, funzionante e pieno di vita», con una promessa che allarga il campo oltre il risultato sportivo: «Noi continueremo a lottare. In campo e fuori dal campo».
Alla presa di posizione del club risponde il sindaco con un messaggio rivolto «direttamente alla Città, ai tifosi e a tutti coloro che hanno a cuore il Savoia e Torre Annunziata», in cui il primo punto è un chiarimento istituzionale: «Lo Stadio “Alfredo Giraud” è regolarmente agibile», e l’agibilità «riguarda le condizioni strutturali e di sicurezza dello stadio e non è in discussione». Il sindaco rivendica il risultato come frutto del lavoro amministrativo, ricordando che «in poco più di un anno, infatti, abbiamo completato un progetto ereditato» e che sono stati reperiti e attivati fondi e interventi necessari per restituire lo stadio alla città, anche attraverso lavori urgenti resi indispensabili da «inerzia, dell’abbandono e della mancata manutenzione accumulatisi negli ultimi decenni», precisando inoltre che «questo lavoro, che rivendico con forza, non si ferma qui». Il futuro prossimo viene incardinato su un impegno operativo: «A breve saranno affidati i lavori del secondo e del terzo lotto di interventi, con l’obiettivo di rendere il Giraud sempre più funzionale, accogliente e all’altezza della passione sportiva e dell’identità di Torre Annunziata».
Sul tema del bar, però, la linea del sindaco è di netta separazione tra piani: «La questione relativa al bar interno allo stadio costituisce invece un profilo specifico e distinto», perché riguarda «normative igienico-sanitarie e autorizzazioni specifiche, che nulla hanno a che fare con l’agibilità dell’impianto sportivo». Da qui la difesa dell’operato degli uffici: «Tutte le valutazioni e le comunicazioni intervenute sono state assunte nel pieno rispetto delle leggi, dei regolamenti e delle competenze», da parte di strutture comunali che agiscono «con autonomia e responsabilità», e il rifiuto di letture personalistiche: «Vanno pertanto respinte con fermezza le rappresentazioni che inducono ad attribuire impropriamente responsabilità personali», perché alimentano tensioni «che non giovano né alla città né allo sport». Il sindaco ribadisce la cornice politica del rapporto con il club, richiamando un principio identitario: «Rivendico il rapporto corretto e leale che questa Amministrazione ha sempre mantenuto con la società Savoia 1908», nella consapevolezza che «le vittorie sportive sono vittorie dell’intera città» e che «lo sport rappresenta un patrimonio collettivo, non di parte». La chiusura è un appello a un metodo: «ritengo indispensabile che rimanga aperto un confronto diretto e costruttivo tra la società e gli uffici comunali», affinché «le criticità emerse vengano affrontate e risolte nel modo migliore possibile», perché «la Città ha bisogno di uno stadio vivo, aperto e funzionante» e di un asse tra istituzioni e sport «senza contrapposizioni inutili e senza forzature». In mezzo a rivendicazioni, chiarimenti e promesse di ricorso, la sfida resta una sola: trasformare lo scontro in soluzione, perché il Giraud torni a essere ciò che entrambe le parti indicano come obiettivo comune, uno stadio pieno, operativo e all’altezza della comunità torrese.

