I figliocci del «patriarca» Cuomo e i primi veleni sul voto: alta tensione a Portici
Portici. La prima bufera politica del 2026 rischia di spazzare via le granitiche certezze dei figliocci del «patriarca» Vincenzo Cuomo. Non bastassero i veleni relativi alle dimissioni da sindaco e alla (contestata) nomina da assessore regionale dello storico «factotum politico» della città della Reggia, la corsa alle urne per la successione alla guida di palazzo Campitelli è iniziata nel modo più classico e tossico. Ovvero con veleni, sospetti e malcelate accuse.
La primavera elettorale è lontana, ma la campagna – aspra e senza esclusione di colpi – sembra già cominciata. L’innesco è arrivato alla vigilia dei botti di fine anno con la diffusione online di un vecchio audio in cui vengono richiamate presunte compravendite di voti durante precedenti elezioni comunali.
Un tema esplosivo, rilanciato con tempistiche nient’affatto casuali. In una città chiamata a scegliere il successore di un sindaco rimasto al timone per quattro mandati – a partire dall’inizio degli anni Duemila – ogni allusione diventa miccia, ogni parola sospetta viene letta come parte di un disegno più ampio. A rompere il silenzio è stato l’assessore comunale Luca Manzo – esponente della lista civica Il Cittadino – e fedelissimo di Vincenzo Cuomo. In un accorato post su Facebook, il «politico-scrittore» ha parlato apertamente di «sciacallaggio politico» e di «macchina del fango» riattivata a orologeria.
L’autore di «Colletti bianchi» ha ricostruito i contorni della vicenda, ricordando di aver già presentato una denuncia in procura per segnalare un presunto piano finalizzato alla costruzione di prove false a suo carico.
Secondo l’assessore, la riproposizione di un audio risalente al 2022 – in cui una voce femminile formulerebbe accuse ritenute false e calunniose – rappresenterebbe un tentativo di delegittimazione personale e politica, non a caso riemerso alla vigilia della nuova competizione elettorale: Luca Manzo rivendica la propria lealtà alla coalizione e la vicinanza a Vincenzo Cuomo, elementi che – a suo dire – lo renderebbero un bersaglio “scomodo” per chi è rimasto ai margini del potere cittadino o è uscito sconfitto dalle ultime tornate elettorali.
Dopo il post dell’assessore, l’intera coalizione di riferimento ha fatto quadrato attorno a lui con un manifesto dal titolo inequivocabile: «Basta sciacallaggio mediatico. La politica è confronto, non fango».
Un documento sottoscritto da tutte le forze del centrosinistra che sostengono la maggioranza – a partire dal Pd – in cui si denuncia una «deriva preoccupante dell’informazione» e si parla di un attacco orchestrato non sul terreno del merito politico, ma su quello personale e morale. Nel manifesto si respinge con decisione l’uso di «ignobili menzogne e ricostruzioni prive di fondamento» per colpire l’azione di governo cittadina.
Un segnale chiaro: la coalizione che ha governato Portici per anni non intende subire passivamente alcuna campagna diffamatoria. L’uscita di scena di Vincenzo Cuomo – il «patriarca» della politica locale – apre una fase inedita e delicatissima. Dopo oltre vent’anni di guida, il vuoto di leadership è evidente e la partita per la successione è già cominciata, anche se nessuno lo dice apertamente.
In questo contesto, ogni scandalo evocato, ogni accusa rilanciata, diventa uno strumento di posizionamento, un modo per indebolire l’avversario prima ancora che si presenti ufficialmente ai cittadini. Il centrosinistra di Portici si scopre così nervoso, attraversato da tensioni sotterranee che ora emergono in superficie. Il rischio è che la campagna elettorale si trasformi in una guerra di dossier e insinuazioni, allontanando ulteriormente i cittadini dalla politica e dalle urne.
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