Omicidio Emanuele Di Caterino; dopo 13 anni la giustizia è ancora un miraggio
Era il 7 aprile 2013 quando Emanuele Di Caterio, appena 13 anni, perdeva la vita ad Aversa, paese in provincia di Caserta, durante una lite tra giovanissimi. Oggi, a distanza di quasi 13 anni e dopo ben tredici procedimenti giudiziari, la parola “fine” su questa tragedia non è ancora stata scritta. Al contrario, il processo si avvia verso un epilogo che la famiglia della vittima definisce inaccettabile, la richiesta di assoluzione per l’imputato.
Secondo le ricostruzioni emerse durante le indagini, Emanuele fu ucciso da un unico fendente alla schiena. L’accusato è Agostino Veneziano, oggi 29enne, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni.
La tesi della difesa che ha trovato sponda nell’ultima requisitoria del sostituto procuratore generale Valter Brunetti, punta sulla legittima difesa, tuttavia. La famiglia di Emanuele e i loro legali, Maurizio Zuccaro, Sergio Cola e Barbara Esposito, contestano duramente questa versione, basandosi su tre elementi chiave emersi dall’autopsia.
Il primo è che Emanuele è stato accoltellato alla schiena, quando non era più un pericolo per l’imputato, il secondo riguarda la posizione in cui Veneziano aveva dichiarato di trovarsi, ovvero a terra, e che da quella posizione aveva sferrato il colpo fatale ad Emanuele, ciò è stata poi scoperto non essere vero in quanto è emerso che il colpo è stato inferto dall’alto verso il basso. Come terzo elemento abbiamo l’arma stessa, arma che in un primo momento Veneziano aveva dichiarato non sua, e che aveva trovato a terra mentre era steso, ma in seguito è stato poi provato che l’arma era proprio di sua proprietà.
Il percorso processuale è tra i più compressi della cronaca recente; condanna di primo grado e 8 anni per Veneziano, in appello la pena è aumentata a 10 anni, il caso è poi passato in cassazione nel 2023 annullando così la sentenza e rinviandola, c’è stato poi un secondo appello che ha visto nuovamente una condanna di 8 anni per Veneziano, la quale è ripassata in cassazione nel 2024 ed è stata nuovamente annullata con un rinvio per approfondire l’ipotesi della legittima difesa.
Attualmente, il processo è ancora in corso davanti alla IV sezione penale della Cprte di Appello di Napoli. La richiesta di assoluzione formulata dalla Procura Generale ha gettato nel dolore Amalia Iorio, la mamma di Emanuele, che in tutti questi anni non ha mai smesso di lottare per avere giustizia.
«Emanuele è un figlio di tutti voi -ha dichiarato la donna- un ragazzo uscito per divertirsi e ucciso da un coetaneo che era uscito con un coltello per togliere la vita. Non cerchiamo vendetta, ma una giustizia che legga correttamente gli atti.»
Oltre al dolore per la possibile assoluzione di Veneziano, la famiglia denuncia un “calvario giudiziario” rallentato da continui rinvii e difficoltà tecniche, come l’impossibilità di comporre i collegi giudicanti per incompatibilità dei magistrati. Per questo motivo, Amalia Iorio si è rivolta direttamente al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo un intervento ispettivo su una vicenda che, dopo 13 anni, non ha ancora un colpevole definitivo per lo Stato italiano.

